Il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese (Ansa)
Il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese (Ansa)
Annunciata nel febbraio 2020, la stretta nella lotta alla droga torna nell’agenda della ministra dell’Interno Luciana Lamorgese. "La demotivazione delle forze di polizia impegnate nel contrasto dell’attività di spaccio di droghe rappresenta un problema – ha sottolineato Lamorgese –. Tante volte gli operatori vedono che uno spacciatore a pochi giorni dall’arresto torna nello stesso posto e nella stessa piazza di prima, vanificando i grandi sforzi fatti in termini di risorse e di tempo. Bisognerebbe intervenire dal punto di vista normativo sul Testo unico sugli stupefacenti. Sono tanti anche i magistrati che lo chiedono". Stando ai dati illustrati da Lamorgese nel 2020, i minori segnalati all’autorità giudiziaria per reati connessi agli...

Annunciata nel febbraio 2020, la stretta nella lotta alla droga torna nell’agenda della ministra dell’Interno Luciana Lamorgese. "La demotivazione delle forze di polizia impegnate nel contrasto dell’attività di spaccio di droghe rappresenta un problema – ha sottolineato Lamorgese –. Tante volte gli operatori vedono che uno spacciatore a pochi giorni dall’arresto torna nello stesso posto e nella stessa piazza di prima, vanificando i grandi sforzi fatti in termini di risorse e di tempo. Bisognerebbe intervenire dal punto di vista normativo sul Testo unico sugli stupefacenti. Sono tanti anche i magistrati che lo chiedono". Stando ai dati illustrati da Lamorgese nel 2020, i minori segnalati all’autorità giudiziaria per reati connessi agli stupefacenti sono stati 915 (l’80% di nazionalità italiana), dei quali 322 (il 35% del totale) sono stati tratti in arresto, con un decremento del 29% rispetto ai 1.289 rispetto al 2019.

"Quest’anno, fino al 21 luglio – ha affermato la ministra – sono stati segnalati all’autorità giudiziaria 491 minori, dei quali 44 quattordicenni". Se complessivamente nel 2020 le forze di polizia hanno sequestrato nel nostro Paese oltre 58 tonnellate di stupefacenti, con un incremento del 40% rispetto all’anno precedente, nei primi sette mesi di quest’anno le quantità confiscate hanno già raggiunto quota 40 tonnellate. In tale scenario che vede, dopo il calo strutturale dovuto al lockdown, un aumento dello spaccio e il progressivo abbassamento dell’età dei consumatori, ritorna in auge il dibattito sull’impunità degli spacciatori.

Al centro della questione vi sono gli articoli 75 e 73 del Dpr 30990 che, ai commi 5 e 5 bis prevede per i reati di spaccio "di lieve entità", di droghe sia leggere che pesanti, la possibilità di accedere alla sospensione condizionale della pena (reclusione da sei mesi a quattro anni e multa da euro 1.032 a euro 10.329). Da attenuante, con lo ‘Svuota carceri’ del 2014 lo spaccio di lieve entità è, infatti, diventato una fattispecie di reato autonoma e difficilmente perseguibile. Il risultato è che in meno di 48 ore il pusher trovato in possesso per fare qualche esempio – secondo i limiti massimi stabiliti dal ministero della Salute – di circa 10 dosi di eroina (circa 1,7 grammi di sostanza lorda); 5 dosi di cocaina (1,6 grammi lordi); o 5 compresse di MDMA; il giorno seguente può tornare al ‘lavoro’.

Per contrastare tale circolo vizioso, la proposta discussa da Lamorgese all’epoca del Conte II, di concerto con l’allora guardasigilli Alfonso Bonafede, poi naufragata tra polemiche, pandemia e cambio di governo, prevedeva di rendere obbligatoria la carcerazione preventiva per i recidivi. Un tema, a oggi, fortemente sentito dalle forze dell’ordine. "L’attuale impianto normativo per le forze dell’ordine è a dir poco frustrante, in quanto assistono impotenti al rilascio pressoché immediato, soprattutto quando si tratta di piccoli spacciatori, che continuano a effettuare le loro attività criminali in attesa di giudizio – spiega Domenico Pianese, segretario generale del Cosip –. Un giudizio che, in seguito alla denuncia a piede libero, si trasforma molto spesso in una condanna ma con sospensione della pena".

"Era ora che il ministro Lamorgese se ne accorgesse – commenta il segretario generale del SAP, Stefano Paoloni –. Siamo stanchi di combattere contro i mulini a vento. Noi facciamo sempre il nostro dovere, ma ci rendiamo conto che spesso i nostri sforzi sono sostanzialmente vani. Se non vi è una pena effettiva nei confronti di chi spaccia la lotta è impari. Oggi è quasi impossibile dimostrare il reato di spaccio se non con sforzi e attività investigative enormi. Vogliamo essere messi nella condizione di garantire la sicurezza: servono norme adeguate".