Paolo Giacomin Mario Draghi ha dovuto mettere la propria reputazione sul piatto per far pendere la bilancia europea dalla parte dell’Italia e sbloccare l’impasse sul Recovery Plan. Garantendo che le riforme di pubblica amministrazione, fisco, giustizia e concorrenza saranno fatte in tempi rapidi e non al ribasso. Un atto coraggioso. Due i dati di fatto. Il primo: portare a casa i miliardi del Next...

Paolo

Giacomin

Mario Draghi ha dovuto mettere la propria reputazione sul piatto per far pendere la bilancia europea dalla parte dell’Italia e sbloccare l’impasse sul Recovery Plan. Garantendo che le riforme di pubblica amministrazione, fisco, giustizia e concorrenza saranno fatte in tempi rapidi e non al ribasso. Un atto coraggioso.

Due i dati di fatto. Il primo: portare a casa i miliardi del Next Generation Ue non è solo spostare tabelle e numeri dal piano Conte al piano Draghi, le differenze in fondo non sono sostanziali, ma significa giocarsi la credibilità su riforme necessarie da ben prima del Covid. Credibilità che, senza Draghi, francamente non è un granché se è vero che solo ieri il Financial Times – la bibbia della finanza internazionale – non esitava a elogiare il presidente del Consiglio come l’uomo capace di trasformare in un modello, un’Italia descritta per il suo passato come un "delinquente giovanile", un teppista. Il secondo dato: la Commissione europea, visti i precedenti poco virtuosi, non si accontenta di impegni generici e non c’è motivo di credere che non chieda altrettanto agli altri Paesi, se così non fosse dimostrerebbe di non avere imparato nulla dalla severa lezione della pandemia.

Draghi ha messo nero su bianco un’agenda da brividi e ha davanti il rischio di un corto circuito: da un lato ha bisogno di comprare tempo, dall’altro lato ha bisogno di fare presto e bene per alleviare i dolori – sociali ed economici – inflitti dalla pandemia. Il tempo serve al governo per ‘mettere a terra’ i progetti del Recovery italiano e attendere l’effetto sperato sulla crescita. Ma tempo vuol dire anche spazio politico per le riforme annunciate. Che significa districare una selva di interessi legittimi e diritti contrapposti, rendite di posizione, prerogative corporative, sensibilità politiche e sociali. Sono prove da sforzo per una maggioranza chiamata a evitare fibrillazioni fatali come quelle che in passato hanno vanificato le migliori stagioni riformatrici, archiviato governi e lastricato di buone intenzioni le vie dell’inferno.