Protesta dei trattori, voci dal presidio: "Dormiamo sulla paglia nel nostro rimorchio. Coltivare la terra è dura"

Il reportage tra gli agricoltori a Roma. Il 30enne Pietro Pierozzi ha lavorato anche in fabbrica: sono subito tornato nei campi. "Il governo deve fare qualcosa per abbattere il costo delle materie prime"

Roma, 8 febbraio 2024 – L’agricoltore Pietro Pierozzi, trent’anni di Castiglion Fiorentino (Arezzo), e Francesco Cancedda, venticinquenne di Siena, da tre giorni dormono sulla paglia accatastata nel rimorchio del trattore. Sono due degli agricoltori che da lunedì presidiano la collinetta della Nomentana, a Roma.

In realtà, spiegano, manifestano da una settimana per la difesa del settore in cui operano: hanno infatti già partecipato al presidio che si è svolto in Valdichiana. Paglia, sacchi a pelo e le pareti in metallo del rimorchio: ecco il giaciglio di due giovani che si battono per il proprio futuro.

La rabbia dei trattori: il corteo è arrivato a Roma
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Qual è la prima richiesta che avanzereste ai governanti?

"Di fare qualcosa per controllare gli animali selvatici: cinghiali, lupi, ma anche insetti che a noi creano danni incalcolabili".

E la seconda richiesta?

"Ce ne sarebbero tante – sottolinea Pietro –, sicuramente il costo delle materie prime...".

Giovani, giovanissimi, ma pronti già a manifestare per difendere il proprio avvenire. Senza aver timore di rinchiudersi in un rimorchio di metallo e sdraiarsi sulla paglia pur di far sentire la loro voce.

Da dove nasce l’amore per l’allevamento e l’agricoltura?

"Da una grande passione – risponde Pietro –. È un lavoro durissimo, ma anche molto gratificante grazie al contatto con la natura e alla possibilità di stare all’aria aperta. Io so cosa vuol dire, sono passato dai campi alla fabbrica, ma non ho retto nemmeno due mesi e nei campi sono tornato. La mia è un’azienda familiare che risale ai tempi di mia nonna. Lavoravo con i maiali, poi sono andato in fabbrica ma, ripeto, ho resistito veramente poco".

La storia di Francesco parte da lontano, in tutti i sensi. Originario della Sardegna, vive in provincia di Siena da undici anni. "Provengo da una famiglia di allevatori, diverse generazioni, sia da parte di mamma che da parte di papà. Anche il mio trisavolo era un allevatore. È una passione che ho fin da piccolo e che all’inizio era un divertimento. Poi il gioco si è fatto un lavoro".

Che cosa è cambiato da allora?

"Oltre alla mia età, anche il fatto che è tutto più difficile. E torniamo a quanto detto prima e ai motivi della nostra lotta: i costi, gli animali selvatici, vincoli vari...".

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