Reale e virtuale sono indistinti: siamo ’on life’

Tommaso Guerini* Sul piano culturale la lingua inglese è utile a creare una distinzione tra ciò che avviene in rete e...

Reale e virtuale sono indistinti: siamo ’on life’
Reale e virtuale sono indistinti: siamo ’on life’

Guerini*

Sul piano culturale la lingua inglese è utile a creare una distinzione tra ciò che avviene in rete e ciò che è reale. È una mera illusione: viviamo in una società iperconnessa, nella quale la dimensione analogica e quella digitale si intrecciano fino a creare la dimensione on life, nella quale siamo ormai immersi. Una nuova realtà nella quale vigono regole diverse da quelle che regolano il vivere civile e nella quale molti sembrano non comprendere il disvalore di comportamenti che, paradossalmente, non porrebbero mai in essere nella vita reale. Proviamo a immaginare la vicenda di Giovanna Pedretti in epoca predigitale: è legittimo dubitare che schiere di passanti si sarebbero presentati davanti al ristorante per insultare la titolare, posto che difficilmente un media tradizionale avrebbe mai dato la notizia di una recensione forse non vera. Invece, basta un click per additare una persona fino a quel momento anonima alla gogna dei social e poche battute per lasciare violente tracce d’odio sulla rete, prima di scrollare verso un’altra notizia acchiappa-like.

Di fronte all’incapacità degli utenti di autoregolarsi, l’attuale sistema sanzionatorio è del tutto inidoneo a contenere i comportamenti violenti che proliferano nella rete. E mentre ci si interroga su come adattare strumenti antichi, come il diritto penale, a un mondo nuovo, è ormai incombente l’impatto dell’Intelligenza Artificiale, che renderà sempre più complesso muovere un rimprovero di tipo soggettivo agli ‘autori’ virtuali di condotte antigiuridiche realizzate sulla base di codici algoritmici. Di fronte a questo scenario, occorre introdurre nuove forme di regolamentazione, basate sulla responsabilizzazione, prima di tutto sul piano economico-patrimoniale, dei creatori di contenuti digitali e dei gestori dei social network, che continuano ad accumulare fortune disinteressandosi del fatto che l’ambiente virtuale da loro creato è ogni giorno più tossico e avvelena la vita – reale – delle persone, con effetti tragici sui più deboli.

* Professore di Diritto Penale