Venerdì 24 Maggio 2024

Ragazze avvelenate, retata in Iran Montature e complotti di regime Caccia (storica) al capro espiatorio

Cento arresti tra i dissidenti, ma per gli analisti la colpa è degli ayatollah. Nerone, Hitler e le verità di Stato

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di Roberto

Giardina

Difficile, o impossibile, stabilire quale sia la verità, in eventi che hanno provocato conflitti, colpi di Stato e rivoluzioni. Qualcuno ha sempre una versione che contraddice quella ufficiale. Come capire chi abbia torto o ragione? Chi ha fatto esplodere il Nord Stream, il gasdotto del Baltico nel settembre scorso? Sotto accusa venne messo subito Putin, ma qualunque sia il giudizio sull’ultimo zar sarebbe poco logico. Perché distruggere un’opera costata dieci miliardi di euro, quando gli sarebbe bastato chiudere i rubinetti per non fornire il gas alla Germania, e all’Europa? Ora il New York Times accusa un commando ucraino, Zelensky smentisce, certamente è stata un’azione a 80 metri di profondità che richiedeva l’intervento di specialisti. Per intuire chi sia il responsabile, forse basterebbe leggere i gialli di Agata Christie. Il suo Poirot si chiedeva sempre cui prodest? A chi conviene, chi ha un movente? Ma la realtà è sempre più complessa e contraddittoria dei romanzi di Agatha, anche se le sue trame erano già complesse e barocche.

Dell’incendio di Roma di certo si sa solo la data, il 18 luglio del 64 dopo Cristo. Fu Nerone o i cristiani? Nerone è quasi sicuramente calunniato, ma gli storici sono impotenti contro i pettegolezzi della storia. Anche i cristiani sono innocenti. Le case dell’antica Roma erano fatiscenti, costruite in legno, e il rogo fu dovuto a un incidente. Non importa, la leggenda è più fascinosa della verità. Nell’antichità i tiranni e i sovrani non si preoccupavano di inventare scuse per scatenare guerre e eccidi. Chi era al potere aveva sempre ragione. In tempi più recenti si sente il bisogno di un alibi. Chi dichiara guerra preferisce presentarsi come vittima. Perfino Hitler ordinò una complessa messa in scena prima di invadere la Polonia. Nella notte del 31 agosto del ’39, un manipolo di polacchi attaccò la stazione radio di Gleiwitz e trucidò la guarnigione. Erano tedeschi agli ordini di Reinhard Heydrich con indosso vecchie divise polacche. Per rendere credibile il falso attacco uccisero i loro compatrioti. Il giorno dopo cominciò la seconda guerra mondiale. E sembra che non fossero neanche Ss, erano detenuti a cui era stata promessa la libertà dopo l’attacco. Ma dopo vennero giustiziati perché non parlassero.

Il 15 febbraio del 1898 saltò in aria la corazzata "Maine" nel porto dell’Avana. I morti furono 255. Da un anno i cubani si erano ribellati contro la Spagna che occupava l’isola. E gli Usa avevano mandato la Maine per proteggere i loro interessi a Cuba. Washington accusò subito Madrid: gli spagnoli dovevano subito abbandonare l’isola, o gli Stati Uniti sarebbero entrati in guerra. Ma l’esplosione era avvenuta all’interno della corazzata e non per un ordigno posto lungo lo scafo, come sostenevano gli Usa. I giornali di William Hearst lanciarono una violenta campagna contro la Spagna. Gli americani occuparono Cuba e ci rimasero fino al primo gennaio del 1959, quando Fidel conquistò l’Avana con i suoi ribelli. L´esplosione fu un incidente, o provocata e da chi? Dagli americani o dai cubani?

All’alba del 7 dicembre del ’41, i giapponesi attaccarono la base americana a Pearl Harbor alle Hawaii. I morti furono 2.403, e venne distrutta la flotta americana nel Pacifico. Il presidente Franklin Roosevelt dichiarò guerra al Giappone, e automaticamente gli Stati Uniti furono in guerra contro Germania e Italia. Ma da allora, qualcuno sostiene che fu una trappola in cui caddero i giapponesi. La spia Dusan Popov, un serbo che faceva il doppio gioco con i nazisti, ma in realtà odiava i tedeschi, avvertì Washington dell’attacco imminente. I giapponesi si erano ispirati all’attacco britannico sulla base di Taranto il 12 novembre del ’40. "Nessuno mi credette", scrisse nelle memorie Popov, a cui si ispirò Ian Fleming per creare James Bond. Roosevelt aveva bisogno di un pretesto per dichiarare guerra perché i suoi elettori erano pacifisti. Nella rada di Pearl Harbor quel giorno si trovavano solo vecchie navi, la flotta del Pacifico non venne affatto annientata. Quale la verità? Ma se l’America fosse restata neutrale forse Hitler non sarebbe stato sconfitto.