Il lancio del razzo Lunga Marcia 5B il 29 aprile scorso; in alto, Roberto Battiston
Il lancio del razzo Lunga Marcia 5B il 29 aprile scorso; in alto, Roberto Battiston
di Roberto Di Meo Allarme rosso: sulle nostre teste girano più o meno diverse centinaia di milioni di frammenti di spazzatura spaziale che viaggiano su diverse orbite che vanno dalla più bassa, tra i 200 e i 2000 chilometri, a quella geostazionaria di 36.000 chilometri. Sono centinaia di migliaia di oggetti che viaggiano a una velocità non inferiore a 28 mila chilometri orari. Dai monitoraggi fino ad ora effettuati, ci sarebbero 30.000 detriti superiori a 10 centimetri (ci sono anche satelliti, ormai morti, grandi come un vagone); più di 600.000 pezzi che vanno da uno a dieci centimetri e qualche centinaio di milioni inferiori al centimetro come scaglie di vernici, bulloni e particelle create da collisioni. Fra le curiosità galleggiano nello spazio un guanto di un astronauta della...

di Roberto Di Meo

Allarme rosso: sulle nostre teste girano più o meno diverse centinaia di milioni di frammenti di spazzatura spaziale che viaggiano su diverse orbite che vanno dalla più bassa, tra i 200 e i 2000 chilometri, a quella geostazionaria di 36.000 chilometri. Sono centinaia di migliaia di oggetti che viaggiano a una velocità non inferiore a 28 mila chilometri orari. Dai monitoraggi fino ad ora effettuati, ci sarebbero 30.000 detriti superiori a 10 centimetri (ci sono anche satelliti, ormai morti, grandi come un vagone); più di 600.000 pezzi che vanno da uno a dieci centimetri e qualche centinaio di milioni inferiori al centimetro come scaglie di vernici, bulloni e particelle create da collisioni. Fra le curiosità galleggiano nello spazio un guanto di un astronauta della Gemini 4, perso durante una passeggiata spaziale e la macchina fotografica di Michael Collins che gli sfuggì di mano durante la missione Gemini 10. E ci sta che, quando un oggetto si avvicina pericolosamente all’atmosfera, scatti l’allarme.

Come nel caso del razzo Lunga Marcia cinese che in queste ore sta tenendo in apprensione noi terrestri e il vagone, sempre cinese del peso di 6,5 tonnellate, che il 24 settembre del 2011 sorvolò la nostra Penisola e si andò a schiantare nel Pacifico dopo aver fatto mobilitare Protezione civile, vigili del fuoco, esercito. È un problema serio. E non di facile soluzione perché la spazzatura spaziale è di difficile rimozione.

"Alle agenzie spaziali private – ci dice il professor Roberto Battiston ex presidente dell’Asi (Agenzia spaziale italiana), che più volte si è interessato del problema – ripulire lo spazio interessa relativamente per via di forti investimenti che sono necessari. Se ne stanno occupando le Agenzie nazionali che stanno portando avanti dei progetti che sono in fase di studio avanzato. Si parla di costruire i prossimi satelliti con un sistema particolare che, a fine vita, li proietti in un’orbita cimitero dove non costituiscano un pericolo per il futuro. Un altro studio è quello di mandare nello spazio particolari satelliti che con dei laser polverizzino i frammenti più grandi".

Ma quanti di questi detriti cadono sulla Terra? È sempre il professor Battiston a chiarire che "in realtà di grandissimi detriti sulla Terra ne cadono pochi, mentre nell’atmosfera quasi quotidianamente la spazzatura spaziale di piccole dimensioni rientra e si vaporizza non creando pericoli. I rientri di grandi pezzi sono tutti quelli dopo la fase di lancio, che generalmente finiscono negli oceani essendo il nostro pianeta per tre quarti composto di acqua. Certo, può capitare anche che per errore il rientro programmato non funzioni alla perfezione ma, ripeto, i frammenti sono sempre finiti nel Pacifico".

Un altro grosso problema è che, in realtà, questa spazzatura costituisce un pericolo per i satelliti e gli equipaggi delle missioni spaziali. L’impatto con una navicella potrebbe essere addirittura fatale anche se si tratta di un semplice bullone. Un esempio? Il 12 marzo del 2009, la Nasa ordinò l’immediata evacuazione degli astronauti della Stazione orbitante che si rifugiarono per diversi minuti sulle capsule di salvataggio perché si stava avvicinando pericolosamente un detrito che poteva colpire l’astronave. Fortunatamente quell’oggetto la sfiorò facendo rientrare l’allarme. E proprio per districarsi da questi pericoli la Iss compie, di tanto in tanto, delle manovre di aggiustamento dell’orbita.

Dal pianeta Terra, proprio per evitare tragedie, il monitoraggio degli Space Debris è continuo h24. Il loro movimento è seguito costantemente dai radar e telescopi del Norad, il comando americano per la difesa aerospaziale e dall’Agenzia spaziale europea. Di ogni rifiuto di dimensioni rilevabili si conosce l’orbita ma il problema resta per quelli di minime dimensioni che sono dei veri e propri proiettili vaganti. Anche se, come già detto, il campo gravitazionale terrestre attira gran parte della spazzatura, che poi brucia in atmosfera.