Martedì 25 Giugno 2024
RICCARDO JANNELLO
Cronaca

Processo alla spia Segreti militari venduti a Mosca Trent’anni all’ex ufficiale

Biot, ex capitano di fregata della Marina, fu arrestato nel marzo 2021 "In cambio di denaro consegnò atti classificati agli 007 dello zar". Il pm aveva chiesto l’ergastolo: "Si è dimostrato infedele e venale"

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di Riccardo Jannello

Trent’anni di reclusione per Walter Biot, il capitano di fregata accusato di spionaggio internazionale a favore della Russia. L’ha deciso ieri sera il tribunale con le stellette; il procuratore militare aveva chiesto l’ergastolo. In una situazione internazionale che ricorda molto la guerra fredda, con l’aggravante che in Ucraina le armi sono calde, la vicenda dell’ufficiale della Marina militare assume ora contorni ben più drammatici. Biot, 58 anni, residente a Pomezia con moglie e quattro figli, il 30 marzo 2021 era stato arrestato mentre consegnava una scheda Sim a un funzionario russo. In essa materiale "segretissimo" riguardante secondo alcuni testimoni la lotta all’Isis e presunte debolezze e criticità della Nato dal punto di vista navale e marittimo: secondo l’accusa dimostra falle che sarebbero poi emerse durante la crisi con l’invasione russa dell’Ucraina.

"Biot – ha detto l’accusa – ha fatto commercio di documenti segreti e ha dimostrato elevato grado di infedeltà e capacità criminale, ma anche un triste tornaconto venale e astuzia per dissimulare la sua azione. Quella del 30 marzo 2021 è stata scoperta, ma possono essercene state altre". L’ufficiale non ha risposto ("non si è potuto difendere", ha tuonato l’avvocato, Roberto de Vita). Ora sarà giudicato anche dalla magistratura ordinaria per attentato alla sicurezza dello Stato.

Biot fu preso in flagranza – in un parcheggio di Spinaceto, zona sud ovest della capitale - mentre passava una scheda Sim nascosta in un pacchetto di medicinali a Dmitri Ostroukhov, assistente dell’attaché navale dell’ambasciata russa a Roma, Alexey Nemudrov, poi espulsi, in cambio di 5000 euro. Nella scheda erano salvati 181 screenshot fotografati col cellulare allo schermo del computer nel suo ufficio allo Stato Maggiore della Difesa, dove si occupava "della proiezione di tutti gli assetti italiani in teatri operativi esteri e della polizia internazionale sotto l’egida Nato, Ue e Onu", un compito per il quale – come scrisse la Cassazione nella sentenza di rigetto alla richiesta di scarcerazione – aveva "le credenziali di massimo nulla osta all’accesso ai documenti militari". Aveva archiviato report riservatissimi, "confidenziali" e almeno uno "top secret Nato".

Il comportamento di Biot aveva fatto drizzare le orecchie a un superiore, il colonnello Marco Zearo, capo dell’ufficio Minaccia Asimmetrica, che aveva avvertito il Ros dei carabinieri. In ufficio e nell’auto del capitano di fregata erano stati sistemati telecamere e localizzatori per seguirne le mosse: il video in cui scattava foto di documenti al computer per metterli in una chiavetta, archiviarli in una scheda poi estratta dal suo smartphone, aveva fatto scattare quel 30 marzo 2021 l’operazione per la cattura.

A Spinaceto era stato colto sul fatto e ammanettato. L’ufficiale avrebbe raccontato al pm che il suo "tradimento" sarebbe nato da problemi economici: il sostentamento della famiglia e soprattutto di una figlia malata. E ha anche detto che quei documenti "non rappresentavano un pericolo per la sicurezza della Nazione". Ma i collegamenti con l’ambasciata russa e gli incontri precedenti con Ostroukhov dimostrerebbero il contrario. Anche alla luce di ciò che sta accadendo nell’est d’Europa.