Lunedì 15 Luglio 2024
GIOVANNI PANETTIERE
Cronaca

Il prefetto dell’ex Sant’Uffizio: "Preti sposati? Ipotesi possibile. Gay feriti dalle parole della Chiesa"

Il neo cardinale Fernández, scelto da Bergoglio: “Bene il voto delle donne al Sinodo dei vescovi. L’Occidente indifferente alla religione? No, nascono sempre nuove forme di spiritualità e di fede"

In dieci giorni è passato dalle pampas argentine ai piani alti della Chiesa: prima l’incarico a prefetto della Dottrina della fede, poi domenica la nomina a cardinale.

MigrationVíctor Manuel Fernández con Papa Bergoglio
MigrationVíctor Manuel Fernández con Papa Bergoglio

Un’ascesa a tempo di record per l’ex arcivescovo di La Plata, Víctor Manuel Fernández, classe 1962, che il Papa ha voluto tra i successori di Joseph Ratzinger alla scrivania del Sant’Uffizio per riformarlo – anche se il dicastero oggi è declassato nell’organigramma della Curia dopo la costituzione Praedicate evangelium dello scorso anno – nell’ottica più che di difendere l’ortodossia di promuoverla e approfondirla. Anche su temi delicati, come preti sposati, gay e donne – tutti argomenti presenti nella bozza di lavoro del Sinodo di ottobre –, sui quali il neo prefetto ha idee non certo tradizionaliste.

Come si può promuovere la fede in un Occidente sempre più indifferente al dato religioso?

"È un’indifferenza relativa, perché nascono sempre nuove forme di religiosità e spiritualità. Ad un certo punto, quando si avverte il soffocamento della superficialità, si ripropone la questione della religione. Quello è il momento in cui, se siamo attenti, possiamo avviare un dialogo fecondo".

Percepisce ancora nel mondo il bisogno di sentire parole di speranza sul dolore, la morte, la vita eterna e la Chiesa è ancora in grado di affrontare questi temi, una volta definiti ‘novissimi’?

"Oggi tutto è immediato, urgente, quindi è difficile che scaturisca una proposta di vita eterna. Tuttavia, di fronte al dolore, alla morte, al fallimento, all’abbandono, molti cominciano a guardare all’orizzonte più ampio dell’esistenza. Fa parte del nostro messaggio e non possiamo smettere di parlare della chiamata a una vita piena e senza fine nell’abisso dell’amore divino. A volte questo messaggio viene ignorato, ma in altre circostanze viene ascoltato".

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La comprensione più profonda della dottrina passa anche dal superamento dell’omosessualità come ‘oggettivamente disordinata’, una definizione del Catechismo che continua a ferire chi vive una condizione sessuale non scelta e anche i loro famigliari?

"Questo è un problema del linguaggio teologico, che a volte ignora l’effetto che può arrecare nel cuore delle persone, come se fosse indifferente al dolore che produce. Ma, come sapete, non è così per papa Francesco, che senza dubbio userebbe un altro linguaggio"

Benedire le coppie gay è un sacrilegio per gli ambienti tradizionalisti. Citano la Bibbia con cognizione di causa?

"Ci sono testi biblici che non vanno interpretati in modo ’materiale’, non dico ’letterale’. La Chiesa ha da tempo compreso la necessità di un’ermeneutica che le interpreti nel loro contesto storico. Ciò non significa che perdano il proprio contenuto, ma piuttosto che non dovrebbero essere presi completamente per il loro valore nominale. Altrimenti dovremmo obbedire al comando di san Paolo che impone alle donne di coprirsi il capo, per esempio".

E che cosa si sente di dire alle cattoliche deluse per l’arenarsi della riflessione sull’accesso delle donne al diaconato, anche solo permanente, nonostante un paio di commissioni ad hoc istituite dal Papa?

"Dico che non ci servirà analizzare questo problema in modo isolato. Ciò che c’è dietro ed è molto più profondo è il discorso sul potere nella Chiesa e sull’accesso delle donne ai luoghi dove sussiste un potere decisionale. Ecco perché è importante che le donne inizino a votare al Sinodo".

L’eventuale ordinazione di uomini sposati, perorata con larga maggioranza al Sinodo sull’Amazzonia, mina la dottrina o è un’ipotesi possibile per la Chiesa?

"È un’ipotesi possibile, come del resto avviene in Oriente. Ma questa è una decisione prudenziale che il Papa deve soppesare".

Che cosa si attende dal Sinodo dei vescovi di ottobre?

"A differenza di altri Sinodi, durante i quali mi aspettavo delle risposte molto concrete, in questo caso preferisco aspettare per vedere dove ci vuole portare lo Spirito".

L’hanno segnata le invettive, anche sul piano personale, che le hanno rivolto dagli ambienti tradizionalisti?

"Me le aspettavo, ma non sono quelle che mi preoccupano di più. Ci sono altri spazi in cui si articolano operazioni per danneggiare l’immagine delle persone, quando non rispondono ai loro interessi ideologici ed economici. In questi casi il messaggio sociale di Francesco è fastidioso. Non sono esattamente settori tradizionalisti".