Morto Paolo Graldi, aveva 81 anni: grande voce del giornalismo italiano

Aveva iniziato con la gavetta a Bologna, la città dove era nato. Le tappe di una carriera prestigiosa. Casini: signore nella vita e nella professione

Paolo Graldi è morto a 81 anni

Paolo Graldi è morto a 81 anni

Roma, 30 dicembre 2023 - Paolo Graldi è morto a 81 anni. Il giornalista si è spento nella notte a Roma. Era nato a Bologna il 27 maggio del 1942. A darne notizia il Messaggero, quotidiano da lui diretto lungamente. Nella sua carriera, Graldi era passato dalla carta stampata alla tv, alla radio.

Per quasi vent’anni firma del Corriere della Sera ed ex direttore anche del Mattino, Graldi aveva iniziato la ‘gavetta’ giovanissimo, prima nella sua città e poi nella capitale, dove si era trasferito.

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La carriera di Paolo Graldi

I primi anni a Paese Sera e poi al Corriere della Sera, dove fu chiamato nel 1975 dal direttore Piero Ottone e dove restò fino al 1993, prima come cronista giudiziario, poi inviato speciale, capo del servizio giudiziario e infine come caporedattore dell’edizione romana.

Il legame con Biagi e Zavoli

Nella sua lunga carriera ha seguito i principali casi di mafia e di terrorismo. Passando anche per la Tv, dove ha collaborato a numerose trasmissioni di Enzo Biagi, caporedattore con Sergio Zavoli per la realizzazione de “La notte della Repubblica” e “Viaggio intorno all’uomo”.

Il legame con Zavoli lo ha portato a Napoli, prima alla vicedirezione e poi alla direzione del quotidiano Il Mattino, dove è rimasto fino al 2001 quando è passato alla direzione de Il Messaggero per tre anni. E’ stato anche sceneggiatore, per la tv e presidente della Scuola Superiore di Giornalismo alla Luiss di Roma. 

Le parole di Casini

“Paolo Graldi mancherà a tanti di noi, a Bologna come a Roma, e nelle tante città in cui ha lavorato. È stato figlio di una generazione di maestri del giornalismo, impeccabile nei contenuti, professionale nel rispetto del prossimo, acuto nelle analisi. Un grande signore nella vita e nella professione”, ha dichiarato in una nota il senatore Pier Ferdinando Casini.