Giovedì 13 Giugno 2024

Palamara espulso dall'Anm. Lui: "Negato il diritto di difendermi"

E' la prima volta che il sindacato delle toghe caccia un ex presidente. "Fatti di inaudita gravità"

Luca Palamara davanti alla Cassazione mentre era in corso il direttivo dell'Anm (Ansa)

Luca Palamara davanti alla Cassazione mentre era in corso il direttivo dell'Anm (Ansa)

Roma, 20 giugno 2020 - Luca Palamara è stato espulso dall'Associazione nazionale magistrati. E' la prima volta nella storia del sindacato dei giudici, che un ex presidente (lo è stato dal 2008 al 2018) viene cacciato dal 'parlamentino' delle toghe. La proposta sanzionatoria avanzata dal collegio dei probiviri è stata approvata all'unanimità, con una sola astensione (quella dell'esponente di Unicost Alessia Sinatra). "Fatti di inaudita gravità", scrivono i probiviri in merito all'inchiesta di Perugia, che vede il pm di Roma (dallo scorso luglio sospeso dalle funzioni e dallo stipendio) indagato per corruzione.

 A Palamara tuttavia non è piaciuto il divieto di non poter interagire con i vertici dell'Anm per presentare la propria memoria. "Ero venuto qui all'Anm per un dovere di chiarimento, per esprimere il mio diritto di parlare e difendermi, ma mi è stato negato, questo neppure con l'inquisizione avviene", dice il magistrato. Nella sua autodifesa Palamara afferma che non si sottrarrà "alle responsabilità politiche del mio operato" ma chiarisce di averlo fatto "per aver accettato 'regole del gioco' sempre più discutibili" ma chiarisce di averlo fatto "per aver accettato 'regole del gioco' sempre piu' discutibili". Palamara ne approfitta anche per contrattaccare: "Deve essere chiaro che non ho mai agito da solo. Sarebbe troppo facile pensare questo. Non farò - avverte - il capro espiatorio di un sistema".

Nello scritto l'ex presidente dell'Anm chiede anche "scusa ai tanti colleghi, che sono fuori dal sistema delle correnti, che inevitabilmente saranno rimasti scioccati dall'ondata di piena che rischia ingiustamente di travolgere quella magistratura operosa e aliena dalle ribalte mediatiche". Palamara sottolinea poi come le "nomine dei dirigenti giudiziari" siano "il frutto di estenuanti accordi politici". E ancora: "Ma la politica ha anche un lato oscuro, in alcuni casi le nomine hanno seguito solo logiche di potere nelle quali il merito viene sacrificato sull'altare dell'appartenenza".

Gli altri provvedimenti

Il comitato direttivo centrale ha anche sospeso per 5 anni dall'Anm l'ex togato del Csm Paolo Criscuoli, tra i magistrati i cui nomi erano emersi dalle intercettazioni dell'inchiesta di Perugia sul caso Palamara. L'applicazione è stata votata a maggioranza  dopo che era stata respinta la proposta di espulsione. Deciso invece il non luogo a procedere per gli altri ex consiglieri, Luigi Spina, Antonio Lepre, Gianluigi Morlini e Corrado Cartoni, che hanno già lasciato l'Anm. Tutti erano stati deferiti ai probiviri lo scorso anno, a seguito di quanto emerso dall'inchiesta di Perugia. Per Cosimo Ferri, magistrato in aspettativa dal 2013 , considerato dal comitato direttivo centrale ancora componente dell'Anm, contrariamente a quanto da lui stesso indicato, sono stati ritrasmessi gli atti al collegio dei probiviri per procedere con una nuova proposta.

Questione morale e indipendenza

Dentro la magistratura "c'è una gigantesca questione morale", ha denunciato l'attuale presidente dell'Anm, Luca Poniz, ricordando le parole pronunciate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. In apertura del Comitato direttivo centrale Poniz ha sottolineato che "è imprescindibile il rispetto del codice etico", ma ha anche aggiunto che "non si può ignorare il rischio per l'indipendenza dei giudici per vicende che hanno minato il prestigio e la credibilità di tutti noi". Poniz ha quindi invitato "alla riflessione etica e politica" e "al necessario lavoro di rigenerazione e rifondazione dei gruppi e delle loro dinamiche" a cui "siamo chiamati tutti, nessuno escluso". "Così come ad un'assunzione di responsabilità politica che riguarda chiunque di noi abbia avuto ruoli nell'associazionismo, anche di chi, come molti di noi - sa di non aver posto in essere alcuna condotta individualmente rimproverabile", ha concluso il magistrato.