Martedì 18 Giugno 2024

Ora le navi sono indirizzate al Nord Missione: scoraggiare le Ong

Sbarchi deviati in Romagna, Toscana, Liguria, Friuli. Sos Méditerranée: "Ma non può diventare una prassi"

ROMA

La linea ora è: non impedire i salvataggi e gli sbarchi dalle navi delle ong ma evitare i soccorsi multipli, e assegnare come porto sicuro scali lontani, possibilmente del Nord Italia, obbligando così le Ong a viaggi di giorni, che consumano tempo e denaro. Il fine ultimo è togliere più tempo possibile dall’area di Sar (ricerca e salvataggio, ndr) libica e maltese e dal canale di Sicilia, riducendo così il numero dei migranti salvati dalle ong. Secondo dati del Viminale, nel 2022 le ong hanno portato in Italia ‘solo’ 110 dei migranti arrivati via mare: 10.133 persone a fine novembre, e stimati 11.892 a fine dicembre, ma il governo vorrebbe ridurre ancora questo numero.

La strategia del ministero dell’Interno punta a tagliare gli arrivi su navi Ong del 30-40%. Le avvisaglie della nuova strategia si sono viste prima di Natale con l’assegnazione al porto di Livorno di ben due navi, la Sea Eye, dell’omonima organizzazione non governativa Sea Eye, e la Life Support, la nave di Emergency. E lo stiamo vedendo in queste ore con la decisione di assegnare prima a La Spezia e poi a Ravenna il porto sicuro per la Ocean Viking di Sos Mediterranee. Parliamo di un tragitto via mare che in questo caso sarà di 900 miglia nautiche, che dovrebbe terminare domani al terminal crociere di Porto Corsini. Viaggi meno lunghi potrebbero essere destinati alle navi più piccole come la Rise Above, che da che si è vista assegnare prima Roccella Jonica in Calabria e poi Taranto.

Nella lista (informale) degli scali che potranno ricevere le navi delle ong ci sono, oltre a Livorno e Ravenna, anche la Spezia, Savona, Genova, Trieste, Ancona, Olbia. In linea di massima il tentativo è far fare alle navi il giro più lungo possibile, a patto ovviamente che non ci siano emergenze a bordo e che le condizioni del mare siano buone. Unica deroga sono il mare mosso o emergenze a bordo.

"La assegnazione come porti sicuri di porti lontani – osserva Francesco Creazzo, portavoce di Sos Méditerranée – ci preoccupa e certamente non può diventare una prassi. È una scelta problematica sotto diversi punti di vista, in primo luogo perché mette a rischio la vita delle persone in fuga nel Mediterraneo centrale. Ravenna, il porto assegnatoci, si trova a quattro giorni e mezzo di navigazione dalla posizione in cui la nostra nave ha condotto il soccorso. Questa distanza è un rischio per la sicurezza delle persone che abbiamo soccorso, oltre che per l’equipaggio. E poi c’è l’aspetto logistico, ossia il tempo e il fattore economico". "Le recenti operazioni delle navi di soccorso – osserva Sea Watch – dimostrano che l’assegnazione veloce di un porto lontano ha un prezzo. I porti sicuri devono essere assegnati subito, ma con i porti molto a nord la volontà politica è di tenere le navi lontane dai soccorsi il più a lungo possibile". "La nuova tattica di inviare le ong nei porti lontani è una vergogna" taglia corto l’Ong Rise Above.

Critiche anche le opposizioni. "Dopo il fallimento dei porti chiusi, sconfitti dal senso di realtà e dai tribunali, e dei “porti socchiusi“ degli sbarchi selettivi, sconfitti dai medici delle Asp siciliane – attacca il senatore Pd Antonio Nicita - adesso si passa ai porti lontani. E’ una nuova, ridicola, saga della guerra Salvini-Piantedosi contro le Ong che salvano vite in mare. La tragedia diventa farsa".

A. Farr.