Omicidio Vanini, attesa per la Cassazione (Ansa)
Omicidio Vanini, attesa per la Cassazione (Ansa)

Roma, 7 febbraio 2020 - Il processo d'appello è da rifare. Così ha deciso la Cassazione sull'omicidio di Marco Vannini, il giovane ucciso da un colpo di pistola nel maggio 2015 mentre era a casa della fidanzata a Ladispoli. La sentenza della Corte suprema stabilisce un nuovo appello per tutta la famiglia di Antonio Ciontoli, padre della ragazza di Vannini e principale imputato. 

Accolta dunque la tesi delle parti civili e del Pg che aveva chiesto di annullare la sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Roma. Dispositivo che aveva ridotto da 14 a 5 anni di reclusione la condanna per Antonio Ciontoli. Quella di Marco Vannini è "una vicenda gravissima e quasi disumana", aveva detto il Pg Elisabetta Ceniccola nella sua requisitoria davanti alla prima sezione penale della Cassazione. In Appello l'omicidio volontario era stato derubricato in omicidio colposo, ma per l'accusa è ravvisabile la volontarietà nel gesto omissivo. Il Pg aveva chiesto di annullare anche le condanne a tre anni di reclusione per i familiari di Ciontoli. Richiesta sposata dalla Corte. 

Marina Vannini: "Finalmente giustizia"

Applausi e lacrime fra i familiari e gli amici di Marco alla lettura della sentenza: "Non ci speravo più - ha commentato commossa la madre, Marina Conti - Non ci posso ancora credere, sono troppo felice. Marco ha riconquistato il rispetto e la giustizia ha capito che non si può morire a vent'anni". "Ero sfiduciata - ha detto ancora la donna - ma ora sono pronta a lottare per Marco e a dargli questa benedetta giustizia, che arriverà". Per il padre oggi "è stata vinta la battaglia più importante". Fuori dall'aula i coniugi Vannini sono stati accolti dal lungo applauso dei tanti che hanno atteso la sentenza con cartelli e striscioni. 

"Vannini morto perché soccorso tardi dai Ciontoli"

"Marco Vannini non è morto per un colpo di arma da fuoco, ma è morto per un ritardo di 110 minuti nei soccorsi" da parte della famiglia Ciontoli ha tuonato la Ceniccola davanti ai giudici della prima sezione penale. Un colpevole ritardo nel chiamare i soccorsi che "costituisce l'assunzione di una posizione di garanzia verso Vannini, presa da parte di Antonio Ciontoli e dai suoi familiari", ha sottolineato il Pg.

"Per ben 110 minuti hanno mantenuto una condotta reticente e omissiva parlando al telefono con gli operatori del soccorso", ha sottolineato il Pg al processo per l'omicidio del ventenne. Inoltre "Antonio Ciontoli ha ottenuto l'adesione di tutta la sua famiglia per evitare effetti dannosi sul suo lavoro dopo aver sparato un colpo di pistola a Marco Vannini, il fidanzato di sua figlia, nella abitazione di Ladispoli il 18 maggio 2015", ha sottolineato l'accusa. "Ciontoli e tutti i suoi familiari, la moglie e i due figli, erano in grado di capire che un proiettile lasciato in un corpo umano lo avrebbe portato alla morte", ha concluso il Pg chiedendo di riaprire il processo e rivalutare con più severità la responsabilità degli imputati.  

"Gli imputati se hanno una coscienza dovranno pensare a quello che hanno fatto - aveva detto Marina Conte, la mamma di Marco Vannini, prima di entrare in Cassazione -. Mio figlio si poteva salvare. Oggi qui c'è l'esercito di Marco che ci ha sostenuto in questi anni: familiari, amici e tanta gente che ha scelto di essere con noi, c'è anche chi arriva dall'estero. Ringrazio tutti quelli che sono qui accanto a noi in questa giornata".

Il professor Franco Coppi, legale della mamma di Marco: "Ciontoli ha lasciato consapevolmente morire Vannini per non perdere il posto di lavoro. Era consapevole della gravità della situazione e del fatto che si andava aggravando sempre di più". Il legale ribadisce: "Ciontoli si è reso perfettamente conto, ha seguito l'agonia del ragazzo passo passo, senza preoccuparsi della sua morte, che avrebbe eliminato dalla scena l'unico testimone che avrebbe detto come erano andate le cose".

La morte di Marco Vannini 

Secondo quanto ricostruito nelle precedenti udienze, tutti gli imputati erano in casa quando Vannini venne colpito mentre era nella vasca da bagno da un proiettile che dalla spalla arrivò al cuore. Da quel momento passarono circa 4 ore prima che qualcuno chiamasse i soccorsi. Ciontoli ha sempre ammesso di essere stato lui a sparare al fidanzato di sua figlia, ma sostenendo che il colpo sarebbe partito per errore.