La senatrice Mariarosaria Rossi, 48 anni, già fedelissima di Berlusconi e ora passata nel gruppo pro Conte degli Europeisti
La senatrice Mariarosaria Rossi, 48 anni, già fedelissima di Berlusconi e ora passata nel gruppo pro Conte degli Europeisti
di Giovanni Rossi Ci sarà un Conte ter? Sì, no, beh, forse. Dopo la seconda giornata di esplorazioni del presidente della Camera, Roberto Fico, ogni scenario resta plausibile. Fico incontra LeU e gli altri gruppi minori (Maie, Centro democratico, Psi). Prima, per togliere ogni alibi ai belligeranti (M5S, Pd, LeU, Iv), il Quirinale lancia la smentita – non ufficiale, ci mancherebbe – di contatti recenti tra il capo dello Stato e l’ex presidente della Bce, Mario Draghi. Un modo felpato per togliere ogni freno alle trattative. Oppure, secondo il principio che una smentita è una notizia data due volte, l’invito ai litiganti perché...

di Giovanni Rossi

Ci sarà un Conte ter? Sì, no, beh, forse. Dopo la seconda giornata di esplorazioni del presidente della Camera, Roberto Fico, ogni scenario resta plausibile. Fico incontra LeU e gli altri gruppi minori (Maie, Centro democratico, Psi). Prima, per togliere ogni alibi ai belligeranti (M5S, Pd, LeU, Iv), il Quirinale lancia la smentita – non ufficiale, ci mancherebbe – di contatti recenti tra il capo dello Stato e l’ex presidente della Bce, Mario Draghi. Un modo felpato per togliere ogni freno alle trattative. Oppure, secondo il principio che una smentita è una notizia data due volte, l’invito ai litiganti perché giungano in fretta a una conclusione. A questo punto sotto la minaccia di un governo tecnico o di salvezza nazionale le cui quotazioni, se non salgono, certo neppure declinano.

È il metodo cartesiano del presidente Mattarella, già utilizzato nelle precedenti crisi: si procede in modo razionale, confermando o escludendo un’opzione alla volta – con l’aiuto di qualche spauracchio.

Completato il giro di consultazioni, Fico annuncia per stamattina l’avvio del tavolo sul programma richiesto da Italia Viva (che non mette veti su Conte ma dice "prima i programmi e poi i nomi"), accettato – con forti distinguo – sia dal Movimento 5 Stelle sia dal Pd. "È emersa la disponibilità comune a procedere con un confronto su temi e punti programmatici per raggiungere una sintesi", comunica il presidente della Camera.

Che sia trovata è una pura scommessa. Alle 9.30, alla sala della Lupa di Montecitorio, sono convocati i capigruppo di Camera e Senato della vecchia maggioranza. Per Italia viva ci saranno Maria Elena Boschi e Davide Faraone; per il Pd Graziano Delrio e Andrea Marcucci; per Leu Federico Fornaro e Loredana De Petris; per M5s Ettore Licheri e Davide Crippa (solo per citare i gruppi guida). "È bene che si cominci dai programmi", accettano la sfida i dirigenti Pd.

Le domande sono tante. Iv si arrenderà all’attuale formulazione del reddito di cittadinanza? M5S aprirà davvero allo stop alla riforma della prescrizione? E cosa succederà se Iv non rinuncerà al Mes, inchiodando i 5 stelle a una tema così divisivo? Ci si metterà poco a capire che aria tira. Il rischio di rottura è forte e ben prima di avviare la discussione sul tris per Conte. Proprio i 5 Stelle sono attraversati da una dialettica interna molto accesa, con l’area che si riconosce in Alessandro Di Battista pronta a incornare di nuovo Matteo Renzi. "Oggi che allontanare definitivamente il renzismo dalla scena politica italiana non è affatto impossibile – scrive Di Battista su Tpi –, credo sia un dovere morale andare fino in fondo". "In questi momenti serve un esecutivo forte", ammonisce (5Stelle e alleati) il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. Al tavolo tante differenze e un eccesso di rancori. Non sarà facile trovare l’accordo. Del destino di Conte (premier disarcionato che solo M5s, Pd e LeU giudicano – per ora – irrinunciabile), si parlerà domani, se e quando i belligeranti avranno trovato la quadra sui programmi.

Nel dubbio, i leader vagliano anche i piani B: governo Draghi (con ipotetica astensione della Lega), governo Cartabia, elezioni (da allontanare il più possibile perché la gente non le vuole).