"O morire o fare questo trapianto. Io voglio vivere, è un salto nel buio, ma è la mia ultima scelta": lo aveva detto l’uomo di 57 anni a poche ore dal trapianto che avrebbe fatto battere nel suo torace il cuore di un maiale geneticamente modificato in modo da non causare il rigetto. Lo rende noto nel suo sito la stessa Università del Maryland, nella quale l’intervento è stato eseguito. L’uomo, David Bennett, soffriva di una malattia cardiaca giunta allo stadio...

"O morire o fare questo trapianto.

Io voglio vivere, è un salto nel buio,

ma è la mia ultima scelta": lo aveva detto l’uomo di 57 anni a poche ore dal trapianto che avrebbe fatto battere nel suo torace il cuore di un maiale geneticamente modificato in modo da non causare il rigetto. Lo rende noto nel suo sito la stessa Università del Maryland, nella quale l’intervento è stato eseguito. L’uomo, David Bennett, soffriva di una malattia cardiaca giunta allo stadio terminale che negli ultimi mesi lo aveva costretto a letto. "Non vedo l’ora di alzarmi dopo che mi sarò ripreso", aveva detto Bennett. Dall’intervento sono passati tre giorni, dichiara l’università, e il paziente sarà "costantemente seguito nelle prossime settimane per verificare se il trapianto fornisce dei benefici salvavita". Le sue condizioni erano così gravi da scoraggiare un trapianto di tipo convenzionale ed è per questo motivo che si è deciso per un intervento sperimentale, dopo l’ok per uso compassionevole arrivato alla vigilia di Capodanno dall’ente americano per il controllo sui farmaci, la Food and Drug Administration (Fda). Questo tipo di autorizzazione viene utilizzata quando un dispositivo medico sperimentale, in questo caso un cuore di

maiale geneticamente modificato, è l’unica opzione disponibile per un paziente che deve affrontare una malattia che ne minaccia la sopravvivenza.

L’operazione avvenuta nel Maryland ha un vago precedente perché nei mesi scorsi alcuni chirurghi a New York trapiantarono un rene di un maiale geneticamente modificato in una persona cerebralmente morta. Sono anni in effetti che gli scienziati lavorano a tecnologie di editing genetico e agli xenotrapianti, i trapianti di organi e cellule da una specie diversa dall’uomo. Negli anni 60, furono trapiantati in alcuni pazienti i reni di scimpanzé, ma il paziente più fortunato visse 9 mesi. Nel 1983, venne trapiantato un

cuore di babbuino in un bimbo, ribattezzato Baby Fae, che però visse venti giorni appena. I suini offrono il vantaggio di esser facili da allevare e raggiungono le dimensioni adatte a essere trapianti in un corpo umano in appena sei mesi. Considerato che il rigetto è frequente anche con il trapianto da esseri umani, l’obiettivo di utilizzare animali ovviamente è quello di creare organi in numero sufficiente per rispondere alle esigenze delle migliaia di pazienti che ne hanno bisogno.