Paolo Franci Va bene, chi non ha fatto almeno una volta una partita a "keep up ballon", tieni in alto il palloncino? Dai, con qualche cugino o l’amico del cuore. E va bene che ormai un Mondiale non si nega a nessuno e sul web se ne trovano di ogni, dal wrestling del ditone – si schiaccia il piede contro quello del...

Paolo

Franci

Va bene, chi non ha fatto almeno una volta una partita a "keep up ballon", tieni in alto il palloncino? Dai, con qualche cugino o l’amico del cuore. E va bene che ormai un Mondiale non si nega a nessuno e sul web se ne trovano di ogni, dal wrestling del ditone – si schiaccia il piede contro quello del rivale, agganciando gli alluci, poi si cerca di piegarlo per vincere – al campionato di sesso immaginario (esiste davvero e sulle regole sorvolo), fino allo ’snorkeling nel pantano’, però da qui a parlare di cerchi olimpici ce ne passa.

Non scherziamo con la sacralità dello sport, anche se poi il mondo sta cambiando rapidamente e bisogna essere aperti a nuove esperienze. Così come è capitato per lo skateboard, qui da noi considerato un giocattolo per decenni (non negli Usa però eh!) e oggi spettacolare sport olimpico. Però un limite ci vuole. Perché sennò vale tutto. Come non pensare alla ‘campana’, ve la ricordate? Si disegnava sul marciapiede o in cortile con gesso e saltellando sui numeri con ordine, stile e strategia bisognava avanzare sfidando temibili avversari. È un patrimonio della nostra infanzia travolto dalla cultura del cellulare e della Playstation, e rappresenta uno dei primi esempi di parità di genere nello sport. Anzi, di disparità: che batoste che prendevamo noi maschietti da quelle saltellanti ragazzine! Quindi, perché non la campana sport olimpico? E ’un-due-tre stella!’, rilanciato in versione pulp dalla serie Netflix Squid Game? O acchiapparella, corsa dei sacchi e nascondino? Dai su, bello il palloncino, bello giocarci, ma non scherziamo con i cinque cerchi olimpici.