Cosa prevede il Patto Ue sui migranti che piace all’Italia (ma non a Orban). L’ira di Amnesty e Ong

Cinque i pilastri dell’accordo: dai controlli pre-ingresso alla procedure per alleviare la pressione sugli Stati più colpiti dal flusso migratorio. Come funzionerà la solidarietà obbligatoria

Bruxelles, 20 dicembre 2023 – L’Europa plaude (Orban escluso) al nuovo Patto sui migranti siglato da Parlamento europeo e Consiglio Ue. Nuove regole pensate con l’obiettivo di superare il divisivo ‘Trattato di Dublino’, un’insieme di norme che però non vanno giù ad Amnesty International e alle Ong che vede all’orizzonte “più sofferenza umana” e “morti in mare”. Di tutt’altro tenore le dichiarazioni di Ursula Von der Leyen, presidente della Commissione europea: “Ora saranno gli europei a decidere chi entra in Ue, non i trafficanti”. Il Patto è il risultato di dieci anni di lavoro, tre da quando nel settembre 2020 il documento chiamato ‘Pact on Migration’ era stato presentato dalla Commissione Ue. Un momento “storico”, arriva a dire Ylva Johansson, commissaria agli Affari Interni. L’Europa ha “prodotto e fornito soluzioni”, commenta la presidente del Parlamento Ue, l’italiana Roberta Metsola che parla di “migliore soluzione possibile”. Non nasconde la propria soddisfazione il ministro dell’Interno italiano Matteo Piantedosi: “Grande successo, così potremo contrastare i trafficanti di esseri umani”.  

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Migranti, un'immagine dell'hotspot di Pozzallo (Ansa)
Migranti, un'immagine dell'hotspot di Pozzallo (Ansa)

Sommario

I cinque pilastri

L’accordo gravita intorno a cinque leggi che toccano tutte le fasi della gestione dell’asilo e della migrazione: dallo screening dei migranti irregolari al loro arrivo nell'Ue, al rilevamento dei dati biometrici, alle procedure per presentare e gestire le domande di asilo, alle norme per determinare quale Stato membro è responsabile della gestione di una domanda di asilo e quelli su come gestire le situazioni di crisi, compresi i casi di strumentalizzazione dei migranti, cioè quando questi vengono avvocati da Paesi terzi o attori non statali ostili per destabilizzare l'Ue, come ha fatto la Bielorussia nei confronti della Polonia e la Russia con la Finlandia.

- Regolamento screening: la prima fase su cui il Patto interviene riguarda gli accertamenti sugli stranieri che si presentano alle frontiere esterne dell’Unione. Si parla quindi della raccolta informazioni su nazionalità, età, impronte digitali e immagini del volto. Le procedure di verifica pre-ingresso dovranno durare al massimo 7 giorni. 

- Regolamento sulle procedure di asilo: si fissano le regole per inoltrare la richiesta di asilo nell’Ue, dividendo le domande in base a chi viene sottoposto a procedura tradizionale e chi invece va destinato a una procedura “accelerata” di frontiera, la cosiddetta “border procedure”. Si stabiliscono regole comuni per concedere e revocare la protezione internazionale, sostituendo diverse procedure nazionali. ll trattamento delle richieste di asilo dovrebbe essere più rapido, fino a sei mesi per una prima decisione, con limiti più brevi per le richieste manifestamente infondate o inammissibili e alle frontiere della Ue.

- Regolamento sulla gestione dell'asilo e della migrazione: viene stabilito un sistema di “solidarietà obbligatoria” da attivare quando uno o più Stati membri si trovano sotto pressione (come è spesso il caso dell’Italia, Paese di ‘sbarco’). Tre le ‘strade’ che gli altri membri Ue hanno per alleggerirla: ricollocare un certo numero di richiedenti sul proprio territorio, versare una somma in denaro a chi è sotto pressione, finanziare specifici mezzi e procedure di accoglienza nel Paese che si trova in difficoltà. Il testo determina inoltre nuovi criteri in base ai quali uno stato membro è competente per l'esame delle domande di protezione internazionale (norme ex Dublino).

- Regolamento sulla crisi: la riforma prevede norme eccezionali da utilizzare solo nei casi di arrivi massicci e improvvisi, o in contingenze particolari, vedasi a esempio la pandemia da Covid. Sono circostanza straordinarie, in cui il Patto stabilisce che le singole autorità nazionali avranno la facoltà di applicare misure più severe. Tra queste anche la possibilità di prevedere periodi di detenzione più lunghi.

- Regolamento Eurodac: ultimo, ma non meno importante, la disciplina della banca dati con tutte le ‘schede’ raccolte al momento dello screening, dalle impronte digitali all’immagine del volto. Un passo importante che ha come obiettivo quello di evitare che più richieste di asilo vengano inoltrate dalla stessa persona. Sia la raccolta delle impronte, sia il riconoscimento facciale, viene ora previsto per i bambini dai 6 anni in su. Le autorità potranno registrare se qualcuno potrebbe rappresentare una minaccia per la sicurezza, se la persona è violenta o armata illegalmente.

Cosa succede ora

Quello di oggi è un accordo “storico” raggiunto nel trilogo, il negoziato interistituzionale che dà la forma finale ai testi legislativi. Ma il testo è ancora provvisorio. Le prossime settimane saranno decisive per lavorare a livello tecnico e limare i dettagli normativi del Patto. Una volta definito il quadro, l’intesa sarà vagliati dai rappresentanti degli Stati membri che dovranno esprimersi per una eventuale conferma.  

Piantedosi

Italia soddisfatta dell’accordo raggiunto sui migranti. “Abbiamo riportato al centro dell'agenda europea il tema migratorio e grazie alla capacità di trovare il giusto equilibrio tra responsabilità e solidarietà siamo riusciti a portare avanti e concludere un negoziato che era fermo da anni”, dichiara il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. “L'approvazione del Patto è un grande successo per l'Europa e per l'Italia che ora potrà contare su nuove regole per gestire i flussi migratori e contrastare i trafficanti di esseri umani", aggiunge sottolineando che “il Patto è il frutto di lunghe trattative in cui l'Italia ha sempre svolto un ruolo da protagonista per affermare una soluzione di equilibrio che non facesse più sentire soli i Paesi di frontiera dell'UE, particolarmente esposti alla pressione migratoria". E ancora: "Ringrazio i miei colleghi che durante gli incontri formali e informali, da ultimo a Bruxelles lo scorso 4 dicembre, hanno sempre apprezzato la posizione del nostro Paese che ha agito con l'obiettivo di dotare l'Europa di strumenti più efficaci, per superare il regolamento di Dublino e per gestire in una forma veramente solidale la sfida delle migrazioni".

Amnesty International

Dura la presa di posizione di Amnesty International che critica aspramente l'accordo Ue. Il Patto farà “arretrare la legislazione europea in materia di asilo di decenni” e porterà a “una maggiore sofferenza umana”. Per Eve Geddie, direttrice dell'Ufficio istituzioni europee di Amnesty, l’intesa “non sostiene concretamente gli Stati in cui le persone arrivano per la prima volta in Europa, come l'Italia, la Spagna o la Grecia. Invece di dare priorità alla solidarietà attraverso i ricollocamenti”, spiega, “gli Stati potranno semplicemente pagare per rafforzare le frontiere esterne, o finanziare Paesi al di fuori dell'Ue”. 

Ong

Ancor più tranchant il comunicato conginuto delle Ong Sea Watch, Sea Eye, Maldusa, Mediterranea Saving Humans, Open Arms, Resq People Saving People, AlarmPhone, Salvamento Maritimo Humanitario e Sos Humanity. “Il nuovo patto Ue sulla migrazione legalizza gli abusi alla frontiera e causerà più morti in mare”, l’attacco. “L'esito dei negoziati legittima lo status quo alle frontiere esterne dell'Unione europea, in cui violenza e respingimenti sono pratiche quotidiane”, si legge nella nota. “Verrà mantenuto il fallimentare sistema di Dublino e si continuerà invece nell'isolare i rifugiati e i richiedenti asilo, trattenendoli in campi remoti. Sempre più persone cercheranno di fuggire via mare, scegliendo rotte sempre più pericolose”.