Michele Misseri libero e il delitto di Avetrana, Bruzzone: “Non ha ucciso Sarah Scazzi, ecco il fattore decisivo”

La criminologa è stata consulente dello ‘Zio’ nella prima fase del processo che ha portato alla condanna di figlia e moglie. Sabrina e Cosima stanno scontando l’ergastolo. “Perché sono colpevoli”

Michele Misseri è uscito dal carcere domenica 11 febbraio 2024
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Avetrana (Taranto), 12 febbraio 2024 - Michele Misseri ha avuto come consulente la criminologa Roberta Bruzzone. Lo ‘Zio’ di Avetrana (Taranto) è stato appena scarcerato dopo aver scontato la condanna per occultamento di cadavere nell’omicidio della nipote 15enne Sarah Scazzi. Strangolata e gettata in un pozzo, era l’agosto del 2010. La cintura, arma del delitto, non è mai stata trovata.

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“Il mio incarico – ricorda la criminologa – era riferito alla fase iniziale. Michele Misseri aveva ammesso il delitto, poi invece ha incolpato la figlia Sabrina. Si arrivò al famoso incidente probatorio, era il 19 novembre 2010”.

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Misseri ha cambiato versione molte volte, oggi da uomo libero continua a ripetere di aver ucciso la nipote.

“Ritengo che la versione corretta sia quella in cui accusa la figlia. Questa versione ha poi coinvolto anche la moglie Cosima, che pure non è mai stata tirata in ballo da lui”.

Restano interrogativi aperti in questa inchiesta?

“No, ci sono riscontri oggettivi. Misseri non sa neanche spiegare come è stato commesso il delitto, all’epoca questa cosa saltò agli occhi. Ecco perché la procura non si accontentò della sua confessione”.

Quindi a suo parere nessun dubbio?

“No, e gli elementi sono tanti. I testimoni, le dichiarazioni di Misseri, le intercettazioni in auto… Su tutti, un fattore insuperabile: lui non sa come è stata strangolata Sarah. Non è mai riuscito a dare una versione coerente con gli elementi medico-legali”.

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Il difensore di Cosima ha accostato questo processo a quello di Erba. 

“Gli eventi non sono assolutamente paragonabili. Qui parliamo di un soggetto che si è auto accusato del delitto senza sapere come sia stato commesso, chiaramente l’obiettivo era salvare moglie e figlia. E questo non mi stupisce affatto, ha una personalità con tratti dipendenti molto evidenti”.

La Corte di giustizia europea ha considerato ammissibile il ricorso presentato dai difensori di Cosima e Sabrina.

“La Corte europea si pronuncia in merito a un’eventuale lesione del diritto di difesa. Ma le Misseri hanno avuto tutte le chances, tutti gli strumenti, tutte le possibilità, con ottimi collegi difensivi”.

Lei non ha mai avuto dubbi?

“No, sono assolutamente certa della colpevolezza di Cosima e Sabrina. Che è stata accertata da 36 magistrati nei vari gradi di giudizio, fino alla Cassazione. Non credo ci siano elementi in grado di poter sovvertire questo pronunciamento giudiziario che ritengo fondato, conoscendo molto bene il fascicolo. Su Erba la questione è completamente diversa, abbiamo delle evidenze scientifiche che ci portano in direzione opposta rispetto alla condanna”.

Lei aveva querelato Michele Misseri all’epoca, perché?

“Per calunnia e diffamazione. Perché sia davanti al gup che in fase dibattimentale, accusò me e l’avvocato di aver cercato di convincerlo ad incolpare la figlia. Ma dagli atti emerge il contrario”.

Che personalità ha Michele Misseri? “L’uomo che ho incontrato io aveva una dipendenza psicologica assoluta verso la moglie. Il suo pensiero principale, la sera in cui con il pm diede informazioni su dove era nascosto il corpo di Sarah, era che la moglie non venisse a sapere che stava raccontando questa cosa, non ciò che sarebbe accaduto subito dopo. Non mi pare l’atteggiamento di uno che deve nascondere un omicidio ma piuttosto di chi è terrorizzato dall’idea di violare un segreto di famiglia”.