Messina Denaro disse ai pm: “Preso per un mio errore”. Sulle stragi: “Riduttivo dire che Falcone è stato ucciso per il maxiprocesso”

Le verità del boss dei boss, scomparso a settembre dell’anno scorso, nell’interrogatorio avvenuto il 7 luglio del 2023 nel carcere de L'Aquila

Matteo Messina Denaro ai pm: "Pentirmi? Mai dire mai"
Matteo Messina Denaro ai pm: "Pentirmi? Mai dire mai"

Palermo, 9 febbraio 2024 - "Mi avete preso per un mio errore, sennò non mi prendevate", sono le parole di Matteo Messina Denaro pronunciate davanti ai pm di Palermo il 7 luglio scorso nel carcere de L'Aquila, e depositate oggi all'udienza preliminare a carico dell'amante storica del boss, Laura Bonafede.

Preso per un mio errore

"Con la mente ho ricostruito tutto come è stato il discorso, so che non c'è stato nessun traditore. La mattina che mi hanno arrestato la prima cosa che uno pensa è che qualcuno ha tradito. È stato tradito Gesù Cristo … e allora il colonnello mi ha detto 'le assicuro che non l'ha tradita nessuno' (Lucio Arcidiacono, ufficiale del Ros dei carabinieri, ndr) e io non gli ho creduto. Poi ragionando ho detto: vero è. Ho letto le carte e mi sono fatto pure una logica", si legge in uno dei passaggi dell'interrogatorio del boss scomparso il 25 settembre dello scorso anno all'età di 62 anni. "Mi avete preso per la malattia o per un errore mio, dirlo a mia sorella. Perché gliel'ho detto? Non volevo farmi trovare morto e nessuno in famiglia sapeva niente", riferendosi all'appunto della sorella sulla sua malattia trovato nel bracciolo di una sedia che ha dato il via all'indagine che portò al suo arresto.

Pm: “Ci dica pezzetti di verità per essere più sereno”

Il procuratore aggiunto di Palermo Paolo Guido, che assieme ai sostituti Pierangelo Padova e Gianluca De Leo, ha depositato l'interrogatorio di Messina Denaro ha più volte invitato il boss di Castelvetrano a collaborare con i magistrati: "Pezzetti di verità che ci dirà lei e che le consentiranno di... anche di essere più sereno, rispetto alla sua storia, rispetto a questa schifezza che l'ha circondata prima e dopo e fino a qualche giorno fa. Questa è la nostra, diciamo... il nostro invito a riflettere...".

“Non sono il tipo che viene a parlare di un omicidio”

Ma Messina Denaro alternava piccole aperture a grandi silenzi con i pm: "Sono alla fine della mia vita, ma il punto è io non sono il tipo di persona - e mi creda che è la verità, non me ne può fottere più niente - non sono il tipo di persona che vengo da lei e mi metto a parlare dell'omicidio, per rovinare a X, Y, non ha senso nel mio modo, mi spiego?".

Ma sul pentimento: “Mai dire mai”

Però sul pentimento lo stesso boss diceva: "Mai dire mai". Nel verbale si legge: "Non sono interessato, poi nella vita mai dire mai intendiamoci. Io non sono stato mai un assolutista nel senso che non è che perché dico una cosa sarà sempre quella, io nella mia vita ho cambiato tante volte idea, però con delle basi solide…". Consapevole di avere un male incurabile Matteo Messina Denaro aveva così aperto uno spiraglio per "ricostruire dei pezzetti di verità".

"Da latitante a Palermo ero un uomo libero”

Una di queste aperture era sulla sua latitanza, molto meno invisibile di quanto si era pensato: "Che vita facevo a Palermo? Libero come quella di Campobello, perché bene o male voi avete scandagliato quella di Campobello (il paese in cui ha trascorso gran parte della latitanza ndr), ma in genere sempre quella vita faccio, cioè lo stesso fac-simile". Perché lui era il boss dei boss: "Le mie amicizie non è che iniziano e finiscono solo nel mondo che voi considerate mafioso, non è così, le mie amicizie erano dovunque". Aggiungendo di avere "altri covi, ovvio, ma non sono scemo".

"Riduttivo dire che Falcone è stato ucciso per il maxiprocesso!”

E sulle stragi mafiose: "Falcone ucciso solo per il maxiprocesso, quindi per 11-12 ergastoli? Mi sembra un poco riduttivo dire che lo hanno ucciso per la sentenza del maxi processo. Se poi voi siete contenti di ciò, bene venga...".

"La mia famiglia è rovinata”

Il capomafia ha anche tentato di difendere la posizione dei suoi parenti e delle persone a lui più vicine: "Io ho una famiglia rovinata, ma alla fin fine quale colpa ho avuto io? Posso avere colpe personali: impiccatemi, datemi tutti gli ergastoli che volete; ma che la mia famiglia stia pagando da una vita questo tipo di rapporto con me, perché mi viene sorella o mi viene fratello? (...) Non sto facendo nessun atto di accusa ma mi avete distrutto una famiglia, rasa al suolo, case distrutte, mobili fatti a pezzettini... mia mamma è latitante o mafiosa?".

"Io ero una garanzia per tutti”

Infine Messina Denaro davanti ai giudici si è definito "una garanzia". "Io sono sempre stato, in quella che voi ritenete mafiosità, una garanzia per tutti. Non ho mai rubato niente a nessuno. Parlo del mio ambiente, non ho mai cercato di prevaricare, né in ascese di potere, né per soldi".