Sabato 22 Giugno 2024
ELENA G. POLIDORI;
Cronaca

Meloni avverte gli alleati "Qui si fa l’Italia o si muore Ci giudicheranno tra 5 anni"

La presidente del Consiglio si collega alla convention di Milano di FdI per le Regionali. E lancia frecciate: "Avanti nonostante i bastoni tra le ruote dell’opposizione e non solo"

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di Elena G. Polidori

Un discorso identitario, pieno di orgoglio, un bilancio dei primi cento giorni di governo quasi senza ombre, nella narrazione, per cercare di seppellire polemiche, errori di comunicazione e frizioni pericolose dentro la maggioranza. A Milano, Giorgia Meloni, alla chiusura delle liste della campagna elettorale per le Regionali, ha voluto motivare i suoi e far capire che il "fuoco amico" degli alleati non la spaventa affatto. Il riferimento è (neanche troppo) velato: "La nostra avventura - ha detto, in collegamento da Palazzo Chigi – è appena cominciata. Abbiamo davanti a noi un orizzonte di 5 anni grazie al mandato popolare, e sono certa che li avremo, nonostante i tentativi diciamo di buona parte dell’opposizione, e non solamente dell’opposizione, di fare qualsiasi cosa per mettere il bastone tra le ruote". Ma l’occasione di cambiare il Paese, ribadisce, non va persa. "Qui o si fa l’Italia o si muore. Non dobbiamo temere scelte impopolari". La premier è arrivata addirittura a scomodare "l’eroe dei due mondi" per sottolineare il rilancio della sua azione riformatrice: "Quando siamo arrivati al governo – attacca la premier – c’era chi pensava che i mercati sarebbero saltati, che saremmo stati isolati. Invece le cose non sono andate così: lo spread è a 182 punti, la Borsa è andata più che bene".

Tutto ciò, a suo giudizio, ha una spiegazione: "La differenza la fa la nostra serietà, la determinazione di questo governo che non ha padroni". E qui è arrivato il secondo paletto del suo ragionamento: il valore assoluto della stabilità. Meloni mette in conto che ci saranno momenti "esaltanti come alcuni meno positivi", ma il vero primato di questo esecutivo sarà la sua stabilità, il suo orizzonte temporale di tutta la legislatura: "Non c’è giorno e non c’è ora - ha assicurato - in cui noi non mettiamo tutto noi stessi in questo impegno: faremo quello che va fatto, con coraggio e determinazione. Ma a me - è il succo del suo discorso - mi interessa sapere i dati economici, della natalità, della produttività tra 5 anni. Prometto che il mio obiettivo è lasciare questo paese migliore di come l’ho trovato". Tra le prospettive e i programmi futuri, ha confermato che la riforma presidenziale "resta una priorità", un impegno assunto con gli italiani che "sarà onorato". Ma non è questo il momento dei dettagli.

Riguardo, invece, alla sfida per alle Regionali del 12 e 13 febbraio, Meloni ha ringraziato il governatore, Attilio Fontana, "perché non sono stati anni facili. La coalizione è unita e compatta" attorno a lui: "Il risultato in Lombardia è molto importante" e annuncia che "FdI avrà un ruolo più centrale in giunta".

I dossier sul tavolo del governo sono tanti e complessi. E quanto accaduto sulla vicenda del carburante ha messo in luce quantomeno la necessità di una maggiore organizzazione, a partire da FdI, nel coordinamento sulla comunicazione e non solo. Fonti interne del partito meloniano ieri hanno però smentito che su questo e sui prossimi appuntamenti si tenga domani un vertice a livello di ministri e sottosegretari di partito come era emerso in un primo momento da alcune indiscrezioni.

Dal fronte degli alleati, intanto, sembrano essersi momentaneamente sopite le polemiche che si erano registrate prima del varo del decreto carburante, ma restano le tensioni sulla strategia complessiva. I primi a essere sotto accusa sono gli azzurri che in più di un’occasione si sono fatti sentire. "Siamo una coalizione, non un partito unico", ha puntualizzato la capogruppo in Senato, Licia Ronzulli, ma la carne al fuoco è ancora tanta. L’Autonomia (sulla quale il ministro degli Esteri Tajani ha dato l’altolà al ministro Calderoli, al lavoro sul dossier), il nodo del Mes, con Bruxelles che preme per la ratifica e il governo che traccheggia, l’elezione dei nuovi 10 componenti laici per il Csm, le concessioni balneari e la direttiva Ue sulle ristrutturazioni delle case, questione scivolosa al pari delle accise. Insomma, Garibaldi a parte, le rivendicazioni dei singoli partiti su questi temi potrebbero diventare pericolose quasi quanto le accise. Se non peggio.