di Giovanni Serafini Centomila ammalati, di cui soltanto 63 parzialmente risarciti: con qualche decennio di ritardo la Francia si prepara al mea culpa per i disastri provocati da trent’anni di esperimenti atomici in Polinesia. L’ammissione di responsabilità, che dovrebbe essere accompagnata da congrue indennità, verrà fatta dal presidente Emmanuel Macron nel corso di una visita ufficiale di quattro giorni, programmata l’anno scorso e rinviata a causa della pandemia. Un tema difficile da trattare senza ferire l’orgoglio dell’Armée, da sempre fiera del suo arsenale nucleare. E difatti Macron, giunto sabato scorso a Papeete, ha tentato di...

di Giovanni Serafini

Centomila ammalati, di cui soltanto 63 parzialmente risarciti: con qualche decennio di ritardo la Francia si prepara al mea culpa per i disastri provocati da trent’anni di esperimenti atomici in Polinesia. L’ammissione di responsabilità, che dovrebbe essere accompagnata da congrue indennità, verrà fatta dal presidente Emmanuel Macron nel corso di una visita ufficiale di quattro giorni, programmata l’anno scorso e rinviata a causa della pandemia.

Un tema difficile da trattare senza ferire l’orgoglio dell’Armée, da sempre fiera del suo arsenale nucleare. E difatti Macron, giunto sabato scorso a Papeete, ha tentato di scantonare parlando all’inizio solo di Covid. Il suo appello affinché l’ex colonia divenuto Territorio d’Oltremare proceda a una massiccia campagna di vaccinazione (in realtà le vittime sono state solo 145) non ha convinto i dirigenti locali: "Parigi farebbe bene in primo luogo a chiedere scusa al popolo polinesiano per i 193 lanci nucleari effettuati fra il 1966 e il 1996", hanno replicato. Quei test servivano per la modernizzazione della "force de frappe", l’arma dissuasiva voluta da De Gaulle: peccato che fossero attuati non in Francia, ma in paesi colonizzati che non erano in grado di opporsi come l’Algeria e la Polinesia…

Tre diverse manifestazioni sono state decise dai collettivi di Mangareva, Mururoa, Fangataufa e via dicendo per ricordare a Macron che le nubi radioattive provocate hanno avuto conseguenze spaventose per la salute degli abitanti e l’equilibrio ambientale: "Le donne polinesiane fra i 40 e i 50 anni hanno il tasso di cancro alla tiroide più alto del mondo", spiega Patrick Galenon, presidente dell’istinto di previdenza locale. Per assistere i malati, aggiunge, sono stati spesi 670 milioni di euro che la Francia dovrebbe rimborsare. "Macron, che ha riconosciuto come crimine la colonizzazione in Algeria, deve fare la stessa cosa per il Pacifico e ammettere che c’è stata una colonizzazione criminale legata al nucleare. Vogliamo scuse e risarcimenti", ha dichiarato Auguste Uebe-Carlson, presidente del Collettivo 193 (dal numero dei test nucleari realizzati).

Il primo lancio atomico francese in Polinesia ebbe luogo il 2 luglio 1966 al largo di Mangareva. L’isola e l’atollo di Totegegie rimasero gravemente contaminati, ma la popolazione, secondo i rapporti medici dell’epoca, non si rese conto del pericolo e continuò a consumare pesce e verdure intossicate. Il 19 luglio ci fu un secondo lancio, seguito da un terzo il 21 luglio. Due anni più tardi l’esplosione della bomba termonucleare Canopus, 170 volte più potente di quella di Hiroshima, sconvolse l’area fra Tuamotu e Gambie scatenando la rabbia della popolazione che manifestò in massa a Papeete. I test, tuttavia, continuarono per diversi anni. Nel 1995, infrangendo una moratoria decretata da Mitterrand, il neo-presidente Chirac decise di ricominciare con gli esperimenti: 8 lanci al largo di Mururoa "per garantire la sicurezza delle nostre forze di dissuasione". Immediata la condanna di Giappone, Canada, Nuova Zelanda, Australia, Filippine e quasi tutti i paesi europei: la Francia rimase isolata, al bando dalle Nazioni, e Chirac si decise ad annunciare la fine definitiva dei test atomici.