L’Italia e l’immunità perduta

L'Italia, considerata a lungo un Paese sicuro dalle minacce terroristiche, è ora in allerta dopo l'attacco al Consolato americano di Firenze. La perdita di rapporti privilegiati con la Libia e il disordine in Nord Africa hanno reso l'Italia un possibile bersaglio per le organizzazioni terroristiche. È cruciale governare i flussi migratori e coltivare relazioni diplomatiche per proteggere il Paese.

Lorenzo

Castellani

Per lungo tempo l’Italia è stata considerata un Paese più sicuro degli altri rispetto alle minacce terroristiche. Colpisce pertanto la notizia delle bombe molotov contro il Consolato americano di Firenze. Questo avvenimento sembra fare il paio con le recenti dichiarazioni del ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha messo in guardia rispetto alle minacce di guerra che attraversiamo e ha ipotizzato un piano per il richiamo dei riservisti delle forze armate. È evidente, dunque, che in questa fase il livello di allerta stia crescendo.

Eppure il nostro Paese è stato considerato una sorta di “isola felice” per quanto concerne gli attentati di matrice islamica in Europa. Il principale fattore di questa sicurezza è, insieme alla capacità delle forze dell’ordine, il rapporto che la politica italiana ha sempre coltivato col mondo arabo e islamico nei decenni passati sia per reti diplomatiche e di intelligence sviluppate nel corso di tutto il ventesimo secolo, e sia perché, con l’avallo implicito degli americani, l’Italia ha potuto giocare fino alle primavere arabe un ruolo di cesura, a volte ambiguo, tra mondo arabo ed europeo. Siamo oramai entrati, dopo il 2011-2012, in una fase politica nuova in cui questo fattore non esiste più.

La perdita di un rapporto privilegiato con la Libia, il disordine in nord Africa e la radicalizzazione della politica islamica, la penetrazione di Russia e Cina nel continente africano hanno dischiuso una fase politica nuova in cui l’Italia ha molte meno leve da utilizzare per evitare che, al pari degli altri Paesi europei, diventi un bersaglio delle organizzazioni terroristiche. Gioca un ruolo anche la crescita dell’immigrazione e le oggettive maggiori difficoltà di integrazione che si presentano per i migranti musulmani. Da questo punto di vista, il piano Mattei può esser utile per coltivare relazioni diplomatiche necessarie anche ai fini della sicurezza interna. Governare i flussi migratori, integrare realmente chi viene accolto e una diplomazia, sempre nei limiti della sfera occidentale, più aperta verso i Paesi islamici diventa cruciale per proteggere l’Italia.