Mercoledì 24 Aprile 2024

Lasciò morire la figlia di stenti: "Capace di intendere e di volere". Ora Pifferi rischia l’ergastolo

Gli esiti della perizia psichiatrica. Il consulente della difesa aveva prospettato "un deficit cognitivo" "A oggi mi sento una cattiva madre", ha detto la 38enne. È accusata di omicidio volontario .

Lasciò morire la figlia di stenti: "Capace di intendere e di volere". Ora Pifferi rischia l’ergastolo

Lasciò morire la figlia di stenti: "Capace di intendere e di volere". Ora Pifferi rischia l’ergastolo

"Ho avuto un problema a livello mentale (....) La mia mente si è spenta, si è proprio distaccata dal ruolo di mamma". Con queste frasi Alessia Pifferi, nei colloqui in carcere con lo psichiatra Elvezio Pirfo, perito della Corte d’Assise di Milano, ha fornito le sue spiegazioni sulla scelta di abbandonare in casa per sei giorni la figlia Diana, di meno di un anno e mezzo, lasciandola morire di stenti nel luglio 2022. "È prevalsa un’idea di donna rispetto a un’idea di madre", anche a causa della relazione con l’uomo (ignaro dell’abbandono di Diana) con cui aveva trascorso quelle drammatiche giornate, che "mi ha fatto perdere la lucidità come mamma", fino ad "annullare la mente" e a non pensare più alla bambina.

"A oggi mi sento una cattiva madre", ha ammesso la 38enne, sotto processo con l’accusa di omicidio. Risposte riportate nella perizia psichiatrica, depositata ieri, con conclusioni (nella premessa viene negata un’influenza dovuta alla "spettacolarizzazione mediatica" del caso) che si traducono nella possibilità di una condanna all’ergastolo. Alessia Pifferi, infatti, secondo il perito era "capace di intendere e di volere al momento dei fatti", nonostante emergano "alcuni tratti disfunzionali che potrebbero essere ricondotti a disturbi di personalità".

È emersa piuttosto, ha messo nero su bianco lo specialista, "una sorta di apatia, un totale distacco e schermatura affettiva tale da inquadrare una vera e propria alessitimia".

Nella sua perizia, Pirfo si sofferma anche sul lavoro delle due psicologhe di San Vittore che si sono occupate della donna, indagate dal pm De Tommasi per falso e favoreggiamento perché, con il test Wais e con presunte falsificazioni del "diario clinico", avrebbero aiutato a ottenere la perizia, sostenendo che avesse un deficit cognitivo. L’esito del test, secondo lo psichiatra, "non può essere ritenuto attendibile". E l’intervento delle psicologhe è connotato da "atipicità" e "non appropriatezza", anche perché i "4-5 colloqui a settimana" dedicati solo a Pifferi stridono con la cronica carenza di personale nelle carceri. Pifferi potrebbe aver amplificato sintomi, ma non necessariamente per una "strategia" processuale, quanto per una "ricerca di spiegazione a se stessa".

Risultati accolti con un duro commento del difensore della 38enne, l’avvocato Alessia Pontenani: "Con questa perizia è ergastolo sicuro. Il clima è ormai viziato dal fatto che il pm ha indagato me e le psicologhe". Pifferi, durante il colloquio con il legale, avrebbe "pianto a dirotto", spiegando che "non sono un’assassina". Per la sorella della donna, parte civile, la perizia "conferma che Alessia non ha mai avuto alcun disturbo". Secondo il perito, la 38enne "ha tutelato i suoi desideri di donna rispetto ai doveri di accudimento". Dai colloqui emerge un passato difficile alle spalle, una "bambina sola" che ha riferito anche di aver subito abusi sessuali all’età di 10 anni. Il presente è la routine del carcere: "Continuo a immaginare Diana come l’ho trovata nel lettino (...) guardo la tv e la mia mente va a Diana, vedo come un filmino".