La giudice: "I casi sono in crescita. Fare come a Caivano"

"Non so se le baby gang siano davvero un’emergenza, però è un fenomeno che merita molta attenzione. C’è la percezione...

"Non so se le baby gang siano davvero un’emergenza, però è un fenomeno che merita molta attenzione. C’è la percezione di un pericolo crescente perché di fronte a una diminuzione di reati commessi da adulti, crescono quelli di minori che agiscono in gruppo". A parlare è Melita Cavallo, già presidente del Tribunale per i Minori di Roma, voce autorevole nello spiegare come si stanno imponendo alcune dinamiche soprattutto nei grandi centri urbani.

È certo che i fenomeni di devianza minorile sono in crescita, si dice che per una aggressione, ce ne sono tre sommerse.

"Non lo so se siano questi i numeri, ma le segnalazioni di minori che si aggregano per distruggere, sparare e ferire sono diventate più numerose".

Qualcuno collega la crescita delle baby gang alla diffusione della musica trapper più aggressiva?

"Certi linguaggi estremi e aggressivi possono attrarre e influenzare ragazzi che vivono in condizioni difficili, che non hanno avuto una buona scuola, che si trovano in famiglie sbrindellate e che non sono stati amati o seguiti. L’adolescente ha necessità di stare in un gruppo e se mancano i riferimenti positivi è facile essere fagocitati".

L’alternativa alla rete sociale è la baby gang, è questo che intende?

"Se non c’è la rete costituita da famiglia, scuola e relazioni sociali, il ragazzo viene risucchiato in derive negative, è evidente. Certo oggi la famiglia, che è il primo cardine, vacilla, sono poche quelle educanti. Quando vado nelle scuole e chiedo ai ragazzi: parlate con i vostri genitori? non mi risponde quasi nessuno".

Nelle grandi città si vedono baby gang di stranieri – i maranza, ai latinos – che controllano lo spaccio, aggrediscono, fanno furti di auto del servizio di car sharing.

"I gruppi di giovani che arrivano da altri Paesi funzionano da calamita, da aggregatori per lingua e cultura per i loro coetanei spesso sospinti ai margini dell’integrazione. In mezzo a loro si sentono accettati, non c’è quasi mai una gerarchia".

Come si combattano le baby gang?

"Bisogna coinvolgere i ragazzini in progetti sportivi, come si vuole fare a Caivano. Ma bisogna appassionarli da piccoli".

Nino Femiani