Martedì 18 Giugno 2024
GABRIELE
Cronaca

La continuità che serve per imparare

Gabriele

Canè

Non c’è dubbio: abbiamo fatto progressi. All’indietro. Se oggi abbiamo nella scuola più del doppio di insegnanti precari di sette anni fa, beh, non è questa la crescita che andava incentivata. Con il Pnrr metteremo mano alle aule, alle strutture. Il ministro è contento: gli istituti hanno presentato 8.170 progetti su cui sarà investito un miliardo e 7 di euro. Bene. E faremo anche cose belle, razionali perché Valditara vuole che a metterci mano siano architetti di valore. Giusto. Niente rotelle, ma laboratori, aule moderne, anche anti sismiche, speriamo. Perché, tenuta dei muri a parte, una scuola con 225mila precari, un prof su quattro, è costruita su un terreno culturale sottoposto a scosse continue, costruito su una faglia educativa a quotidiano rischio rottura. Intendiamoci, non è che ci voglia il posto fisso per insegnare come si deve. E certamente i docenti ci provano, ognuno con la propria motivazione e personalità. Ma se gli capita di esercitare qualche mese, o un anno in un posto e l’anno dopo in un altro, sono gli allievi ad avere disturbi della conoscenza. Senza dimenticare, come ricorda sempre l’economista Giuliano Cazzola, che viviamo in un Paese in cui il maggior numero di studenti sta al nord, mentre quello dei docenti viene dal sud. Risultato: il pendolarismo, a sua volta, non favorisce la stabilità delle cattedre, e dunque la qualità dell’insegnamento.

Adesso sappiamo che il Covid ha rallentato i concorsi, ma che è prevista una maxi infornata nei prossimi due anni. Sappiamo pure, ahinoi, che non tutti i posti sono assegnati perché non sempre i candidati sono all’altezza. Tutto vero. Poi c’è la politica. Che deve scegliere, indirizzare le risorse, meglio e di più di come è stato fino ad ora: per fare istituti che servano alla società, con docenti messi nelle migliori condizioni per insegnare, e alunni per imparare. Semplificando: il contrario

di una scuola di precari.