Istat, in Italia continua il calo delle nascite (Ansa)
Istat, in Italia continua il calo delle nascite (Ansa)

Roma, 13 luglio 2020 - Avanza la crisi demografica in Italia. I dati dell'Istat inquadrano un nuovo record negativo per le nascite dall'Unità d'Italia. Il dato del 2018 è stato superato dai dati del 2019: gli iscritti in anagrafe per nascita sono appena 420.170, con una diminuzione di oltre 19 mila unità sul 2018 (4,5%). Il calo si registra in tutte le ripartizioni, ma è più accentuato al Centro (-6,5%). Nel corso del 2019 la differenza tra nati e morti (saldo naturale) è di -214 mila unità. 

"I fattori strutturali che negli ultimi anni hanno contribuito al calo delle nascite sono noti - ricorda il report - e si identificano nella progressiva riduzione della popolazione italiana in età feconda, costituita da generazioni sempre meno numerose alla nascita - a causa della denatalità osservata a partire dalla seconda metà degli anni Settanta - non più incrementate dall'ingresso di consistenti contingenti di giovani immigrati".

Popolazione residente

Al 31 dicembre 2019 la popolazione residente in Italia ammonta a 60.244.639 unità, quasi 189 mila in meno rispetto all'inizio dell'anno (-0,3%). Rispetto alla stessa data del 2014 diminuisce di 551 mila unità. "La recessione demografica - spiega l'Istat - è dovuta ai cittadini italiani, che al 31 dicembre erano 54 milioni 938 mila, 236 mila in meno dall'inizio dell'anno (-0,4%) e circa 844 mila in meno in cinque anni: una perdita consistente, di dimensioni pari, ad esempio, a quella di province come Genova o Venezia.

Popolazione sul territorio

Nel 2019 la distribuzione della popolazione residente per ripartizione geografica resta stabile rispetto agli anni precedenti. Le aree più popolose del Paese si confermano il nord-ovest (dove risiede il 26,7% della popolazione complessiva) e il sud (23,0%), seguite dal centro (19,9%), dal nord-est (19,4%) e dalle isole (11,0%). Il decremento di popolazione coinvolge tutte le ripartizioni: nel nord-ovest e nel nord-est e' contenuto (rispettivamente -0,06% e -0,03% rispetto a inizio anno), mentre i maggiori decrementi, sopra la variazione media nazionale (-0,31%), si rilevano nelle isole (-0,70%) e al sud (-0,63%). A livello regionale, il primato negativo in termini di perdita di popolazione e' del Molise (-1,14%), seguito da Calabria (-0,99%) e Basilicata (-0,97%). All'opposto, incrementi di popolazione si osservano nelle province di Bolzano e Trento (rispettivamente +0,30% e +0,27%), in Lombardia (+0,16%) ed Emilia-Romagna (+0,09%).

Trasferimenti di residenza

Nel corso del 2019 in Italia i trasferimenti di residenza interni hanno coinvolto più di un milione e 468 mila persone. Secondo un modello ormai consolidato, gli spostamenti avvengono prevalentemente dalle regioni del Mezzogiorno verso quelle del nord e del centro. Il tasso migratorio interno oscilla tra il -5,8 per mille della Calabria e il 4,1 per mille dell'Emilia-Romagna.

Popolazione straniera

In Italia la popolazione residente di cittadinanza straniera è aumentata di oltre 292 mila unità attenuando in tal modo la flessione del dato complessivo di popolazione residente. Il ritmo di incremento della popolazione straniera si va tuttavia affievolendo. Al 31 dicembre 2019 sono 5.306.548 i cittadini stranieri iscritti in anagrafe, l'8,8% del totale della popolazione residente, con un aumento, rispetto all'inizio dell'anno, di sole 47 mila unita' (+0,9%).

Si contano in Italia 194 differenti cittadinanze, quasi 50 con almeno 10 mila residenti. La graduatoria delle prime cinque cittadinanze resta stabile nel tempo, con le cittadinanze romena (un milione 208 mila), albanese (441 mila), marocchina (432 mila), cinese (305 mila) e ucraina (240 mila) a rappresentare da sole quasi il 50% del totale degli stranieri residenti.