Un robot (Ansa)
Un robot (Ansa)

Roma, 23 ottobre 2019 - “Buongiorno sono un conduttore del Tg dotato di intelligenza artificiale”. È il mezzobusto televisivo lanciato lo scorso novembre da Xinhua, la maggiore agenzia di stampa statale cinese, ad aprire il convegno “Giornalismo aumentato - Il futuro dell’informazione ai tempi dell’intelligenza artificiale” organizzato dall’Ansa al Talent Garden Ostiense di Roma.

Un’occasione – come ha spiegato l’ad dell'Ansa, Stefano De Alessandri – per cercare di capire “cosa può fare l’AI per il giornalismo, che strumenti metterà a disposizione, quali modelli di business, quali minacce e opportunità offre anche nella lotta alle fake news, che sono uno dei problemi principali”. 

Per il mondo dell’informazione la sfida è assorbire l’impatto dell’Intelligenza artificiale cavalcando attivamente questa trasformazione senza farsi sopraffare. Nello scenario più auspicabile, il futuro – secondo il presidente dell'Ansa, Giulio Anselmi – vedrà, infatti, una “collaborazione tra giornalisti e tecnologia”, in cui “l’intelligenza artificiale non andrà a sostituire le persone in redazione, ma servirà a migliorare efficienza e produttività” relegando le macchine a “compiti ripetitivi” e dando, così, “tempo ai giornalisti di costruire cose nuove, dare sfogo alla fantasia, dedicarsi alla parte più creativa del lavoro”.

Niente robot in redazione, dunque, ma in prospettiva – ha sottolineato Anselmi – “un giornalismo aumentato, più ricco, in parte diverso, ma non tradito” che tenga a mente quella che per il presidente dell’Ansa rappresenta, oggi, la vera sfida: “conciliare la velocità, vera novità dei nostri tempi, con l’attendibilità”. 

In un’epoca in cui l’AI è già in grado di scrivere notizie al posto dell’uomo il ruolo del giornalista non sembra, quindi, destinato a scomparire, bensì a cambiare perché la capacità di valutare, interpretare e commentare i fatti, almeno per il momento, non è alla portata delle macchine. Con l’ingresso dell’AI nel giornalismo, “si guadagna in efficienza e si libera il tempo del giornalista, il cui ruolo nel sostegno alla democrazia e all’educazione resterà fondamentale”, ha affermato Carlo D’Asaro Biondo, presidente Emea partnership di Google. Tuttavia – ha aggiunto – è importante conoscere e usare tali tecnologie, e su questo lavora la Google News Initiative, un fondo che supporta la sperimentazione tecnologica nel settore dell'informazione e che finora ha finanziato 660 progetti nel mondo con circa 200 milioni”.

Un esempio di come l’intelligenza artificiale viene oggi utilizzata per supportare il lavoro in redazione è stato fornito da Fernando Garea, Ceo dell’agenzia di stampa spagnola Efe. Garea ha portato sul palco l’esperienza di “Narrativa”, un software di intelligenza artificiale usato da Efe, che elabora dati e scrive notizie nello stile dell’agenzia, rendendole pronte per la trasmissione. L’applicazione – ha spiegato Garea – “elabora testi analoghi a quelli dell’agenzia partendo dall’analisi di dati e informazioni” in alcuni settori come “sport, meteo, dati economici e di Borsa” in cui sono centrali i dati. Questi prodotti dell’intelligenza artificiale – ha aggiunto – sono “articoli pronti, del tutto simili a quelli scritti dai giornalisti, e che possono essere consegnati direttamente ai clienti”. Nonostante l’AI consenta di “analizzare ed elaborare i dati in modo molto più rapido rispetto a quanto riesca a fare un essere umano”, per Garea la figura del giornalista resta, comunque, “insostituibile” nella filiera dell’informazione. 

“L’intelligenza artificiale nel ragionamento statistico e probabilistico così come nella scoperta di pattern e similarità dei dati è più efficiente di un uomo. Tuttavia – afferma Tiziana Catarci, direttrice del dipartimento Ingegneria informatica, automatica e gestionale dell’Università La Sapienza – non sa fare ragionamento di senso comune, non è creativa e innovativa”. Catarci cita come esempio l’assistente vocale di Amazon, Alexa. “Se gli chiedi degli scritti di Omero Alexa parla della ‘Guerra di bip’ censurando la parola ‘Troia’. Non capisce niente di quello che dice”. Per questo motivo se i testi elaborati dalle macchine possono essere di supporto ai giornalisti, fornendo una base di dati, l’analisi e la verifica richiederanno sempre l’apporto di un professionista.

Al centro del dibattito sui futuri scenari dell’informazione per Padre Paolo Benanti – professore della Pontificia Università Gregoriana e celebre voce in campo AI – vi è, innanzitutto, il tema dell’algoritmo. “Chiedo che questo strumento non sia una scatola nera ma sia trasparente in quanto, attraverso la profilazione, ha il potere di allineare l’opinione pubblica e polarizzare l’informazione” ha avvertito Benanti. 

Altro tema emerso dal convegno è stato quello delle fake news e dei ‘deepfake’ (tecnica per la sintesi dell’immagine umana basata sull’AI). È in questi ambiti che il giornalismo – secondo il presidente del Digital Transformation Institute Stefano Epifani – può e deve investire, utilizzando e tecnologie basate sull’IA per individuare e combattere tali manipolazioni. “Sono convinto che i deepfake e le fake news siano oggi la più grande opportunità per il mondo dell’informazione, l’ancora di salvataggio dell’industria dei giornali – ha affermato Epifani – . Il rischio è non accorgersene in tempo e lasciare la palla a qualcun altro”. 

Nel corso della mattinata sono stati anticipati i risultati della ricerca “Journalism AI”, un progetto pensato da Polis (Think tank della London School of Economics and Political Science) e finanziato da Google Initiative, che ha coinvolto 71 redazioni in 32 paesi diversi. “Bisogna capire come sviluppare la possibilità di collaborazione tra Google e i giornalisti senza diventarne dipendenti” ha affermato Mattia Peretti, Journalism AI Manager Polis. Grazie all’AI è possibile rendere più efficiente il lavoro dei giornalisti e offrire contenuti personalizzate agli utenti ma – come evidenzia lo studio – la sua implementazione presenta ancora diversi ostacoli come la carenza di risorse e competenze tecnologiche, difficoltà ad attrarre personale qualificato, scetticismo generale e timori del suo impatto sulla forza lavoro. Per rispondere ai tanti punti interrogativi posti sul tavolo, Ansa ha avviato un osservatorio che monitorerà gli sviluppi e i progressi fatti. L’appuntamento è per il prossimo anno.