Venerdì 19 Luglio 2024
NINA FABRIZIO
Cronaca

Il monsignore ribelle. Viganò accusato di scisma: "Per me è un onore"

L’ex Sant’Uffizio convoca l’arcivescovo che nega la legittimità di Francesco. Lui contrattacca: nessun cattolico può essere in comunione con questa Chiesa.

Il monsignore ribelle. Viganò accusato di scisma: "Per me è un onore"

Il monsignore ribelle. Viganò accusato di scisma: "Per me è un onore"

Showdown per l’arcivescovo ribelle, il super trumpiano Carlo Maria Viganò. Dopo anni in cui lo ha lasciato parlare (o sparlare) pubblicamente, papa Francesco ha deciso di passare al contrattacco nei confronti di uno dei suoi più fieri oppositori, l’ex nunzio negli Usa e a suo tempo grande moralizzatore della Curia di Benedetto XVI, quando entrò in rotta di collisione con l’ex segretario di Stato vaticano Bertone per la sua lotta agli sprechi e agli appalti selvaggi in Vaticano.

Ma dall’elezione di Francesco, nel 2013, quando fino ad allora era comunque considerato un leale servitore di Santa Romana Chiesa, Viganò ha preso via via posizioni sempre più contrarie a Francesco passando da aspre critiche a vere e proprie denigrazioni nei confronti del Pontefice anche attraverso un intenso rapporto con blog e siti ultraconservatori. Ha accusato, tra le altre cose, Bergoglio di essere un Papa illegittimo, eretico, "servo di Satana" per le sue aperture ai gay ed espressione, sempre a suo dire, "dell’ordoliberismo e della egemonia di sinistra". Note anche le sue sparate No vax e contro il presunto Grande Reset. Troppo.

Il Dicastero per la Dottrina della Fede ha convocato ieri Viganò con l’accusa pesantissima di “scisma”, qualcosa che non si vedeva in Vaticano dai tempi di Marcel Lefebvre. Si tratta di un processo penale extragiudiziale che rischia di portarlo alla scomunica. Immediata la risposta dello stesso Viganò che si atteggia a martire: "Considero le accuse contro di me un onore. Nessun cattolico degno di questo nome può essere in comunione con questa ‘chiesa bergogliana’ perché essa agisce in evidente discontinuità e rottura con tutti i Pontefici e con la Chiesa di Cristo".

Il caso è indubbiamente l’ennesimo terremoto Oltretevere e i cronisti hanno registrato ieri a una iniziativa per la pace lo sconcerto dell’attuale segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin: "Viganò ha assunto degli atteggiamenti dei quali deve rispondere. Io l’ho sempre apprezzato come grandissimo lavoratore, molto fedele alla Santa Sede, non so che cosa un certo punto sia successo".

Secondo molti osservatori, l’avversione di Viganò, prelato proveniente da una famiglia molto facoltosa e già protagonista di una lite giudiziaria con il fratello per l’eredità familiare, sarebbe maturata a conclusione del suo servizio negli Usa, quando si aspettava in premio la nomina cardinalizia. Una prassi per i nunzi di un certo rango prima di Francesco. Bergoglio però non osserva queste vecchie regole curiali ed è così che ha deluso le aspettative di molti prelati dal profilo “carrierista”. Viganò fece così rientro in Vaticano, al suo appartamento di Santa Marta, dove si è praticamente barricato ingaggiando una opposizione frontale al Papa.

Ma ora che non ci sono più il papa emerito Benedetto XVI, il cardinale ultraconservatore Pell, indeboliti gli altri due oppositori Mueller e monsignor Georg Gaenswein, Francesco ha deciso di portare anche il caso Viganò alle estreme conseguenze. Non più con una cacciata silenziosa, ma stavolta con un vero procedimento canonico.