Giovedì 13 Giugno 2024
NICOLA BONAFINI
Cronaca

Il massacro di Saman "Quel corpo è il suo Nel collo una frattura: l’hanno strangolata"

La pachistana riconosciuta da un’anomalia dentaria che non lascia dubbi. Fu uccisa dalla famiglia per essersi ribellata a un matrimonio combinato. Processo al via il 10 febbraio: oltre ai genitori, a giudizio altri tre familiari

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di Nicola Bonafini

Il corpo ritrovato il 18 novembre scorso in un casolare diroccato nelle campagne di Novellara, in provincia di Reggio Emilia, è quello di Saman Abbas. Le risultanze degli esami autoptici compiuti sul corpo della diciottenne hanno, ormai, fugato ogni dubbio: si tratta proprio di Saman, scomparsa nella notte tra il 30 aprile e 1 maggio del 2021 nelle campagne della Bassa reggiana.

A rivelarlo è l’avvocato Barbara Iannuccelli, che assiste l’associazione Penelope, costituitasi parte civile nel processo che inizierà in Corte d’Assise a Reggio, il 10 di febbraio: "Saman è stata identificata da un’anomalia dentaria grazie alla comparazione di quanto emerso dall’autopsia con foto e video – sottolinea il legale -. Per la dottoressa Cristina Cattaneo non vi sono dubbi".

A questo punto, il focus della anatomopatologa Cristina Cattaneo e dall’archeologo forense Dominic Salsarola, nominati dalla presidente della Corte, Cristina Beretti, che sovraintendono tutti gli accertamenti tecnici compiuti sul corpo della ragazza e dei luoghi del ritrovamento, è tutto sulla determinazione delle cause che hanno portato alla morte della diciottenne.

L’elemento di novità è la frattura nella parte sinistra dell’osso ioide (che si trova a livello della quarta vertebra cervicale, tra mandibola e cartilagine tiroidea della laringe) che, sempre secondo l’avvocato Iannuccelli, non era emerso in precedenza: "Il giorno dell’autopsia, siamo usciti con l’idea che non vi fosse la certezza di uno strangolamento – prosegue il legale -. La Tac, infatti, non aveva evidenziato fratture. Ma una successiva lastra, ha superato le evidenze del primo esame, facendone emergere una nella parte sinistra dell’osso".

Strangolamento avvenuto prima che il corpo fosse sotterrato nel casolare distante circa 700 metri dalla casa abitata dalla famiglia Abbas a Novellara o una frattura capitata dopo, quando il cadavere era già esanime?

Per l’accertamento di questo dettaglio serviranno ulteriori approfondimenti: "Saranno necessari degli esami istologici per collocare temporalmente questo elemento". Sarà infatti necessaria la nomina di un tossicologo e di un genetista per nuovi riscontri sul Dna, in particolare sugli indumenti indossati dalla diciottenne. Dovrà quindi essere fissata un’ulteriore udienza in cui la Corte dovrà pronunciarsi sul conferimento dell’incarico a questi specialisti.

"Teniamo conto che il corpo, che è stato sotto terra per un anno e mezzo, è stato esposto all’azione degli animali, non era in una busta e per recuperarlo sono state compiute manovre importanti", conclude la Iannuccelli. Ricordiamo che il corpo di Saman è stato ritrovato lo scorso 18 novembre in un casolare diroccato a circa 700 metri dalla casa dove abitavano gli Abbas a Novellara.

Nel processo per la morte della diciottenne pachistana sono imputati lo zio, Danish Hasnain (è stato proprio lui a indicare dove fosse il corpo della nipote), i cugini Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq (tutti e tre in carcere), oltre che il padre, Shabbar Abbas, al momento detenuto in Pakistan e in attesa di estradizione (la prossima udienza è fissata per il 10 gennaio) e la moglie Nazia Shaheen, ancora latitante. Secondo la Procura reggiana, con il Pm Laura Galli, titolare del fascicolo, che ha coordinato l’indagine dei carabinieri, devono rispondere di omicidio premeditato in concorso, sequestro di persona e soppressione di cadavere.