I militanti rossi ammazzati. Fausto e Iaio, caso riaperto. Dopo quasi 50 anni si torna a indagare

Entrambi 18enni vennero freddati nel 1978 a colpi di pistola vicino al Leoncavallo. Mai identificati i killer appartenenti all’ambiente dell’estrema destra. I familiari delle vittime: "Confidiamo sui nuovi strumenti tecnici".

"Con gli attuali strumenti tecnici, nuove indagini scientifiche potrebbero aiutarci a trovare i colpevoli", aveva sostenuto Bruno Tinelli, il fratello di Fausto, parlando a Palazzo Marino, sede del Comune di Milano. Una speranza sulla quale si fonda la richiesta della famiglia, fatta propria dal Consiglio comunale e dal sindaco Giuseppe Sala, di indagare ancora sull’omicidio di Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, conosciuti come Fausto e Iaio, i due 18enni uccisi a colpi di pistola il 18 marzo del 1978 nei pressi del centro sociale Leoncavallo, in un’Italia sotto choc per il rapimento del presidente della Dc Aldo Moro e la strage della sua scorta avvenuti solo due giorni prima.

Un fascicolo conoscitivo, senza ipotesi di reato né indagati, è stato ora aperto dalla Procura su uno degli omicidi che insanguinarono Milano negli anni ’70, rimasto senza un colpevole. Non ci sarebbero nuove prove, nessun pentito ha parlato, ma la decisione del procuratore di Milano, Marcello Viola è il segnale della volontà di non chiudere questa triste pagina. Un passaggio accolto con "soddisfazione" anche dal presidente del Senato, Ignazio La Russa, che nel suo discorso di insediamento aveva espresso "l’auspicio è che si arrivi finalmente a rendere giustizia" ai due militanti, ricordati insieme a Sergio Ramelli e all’ispettore Luigi Calabresi.

Il fascicolo conoscitivo è stato aperto dopo la lettera inviata nei mesi scorsi dal sindaco Giuseppe Sala al procuratore, nella quale ha presentato una richiesta formale perché vengano riaperte le indagini. Gli accertamenti sono stati affidati da Viola ai pm Francesca Crupi e Leonardo Lesti, del dipartimento antiterrorismo. Per riaprire formalmente le indagini, archiviate negli anni scorsi, ci vorranno però nuovi solidi elementi. L’ultima inchiesta milanese era stata archiviata dal gip Clementina Forleo nel dicembre del 2000. La decisione di uccidere i leoncavallini Fausto e Iaio il 18 marzo ‘78, aveva spiegato il giudice accogliendo l’istanza del pm Stefano Dambruoso, maturò nell’estrema destra, ma non è stato possibile identificare gli assassini. Nel provvedimento la giudice aveva ripercorso i quasi 23 anni all’epoca di inchieste sull’uccisione in via Mancinelli e appariva perplessa per stranezze, come la scomparsa di un berretto blu insanguinato trovato sul luogo del delitto o il comportamento di alcuni agenti nella perquisizione in casa di un indagato.

Nell’archiviazione il gip aveva scritto di "significativi elementi" a "carico della destra eversiva e in particolare degli indagati" dell’epoca, Massimo Carminati, Claudio Bracci e Mario Corsi, che restavano, però, indizi senza diventare prove. È stato il consigliere comunale del Pd Rosario Pantaleo, durante un Consiglio comunale nei giorni scorsi, a parlare della richiesta di Sala, arrivata dopo che l’aula aveva votato il 29 maggio scorso una mozione presentata dallo stesso Pantaleo che chiedeva proprio all’amministrazione di "operare nei confronti della Procura di Milano, in segno di urgenza di giustizia (...) affinché si proceda alla riapertura delle indagini sulla morte di Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci per dare loro, ai loro cari e alla città tutta quella giustizia e pace indispensabili per una vera memoria condivisa". Ora spetterà ai pm verificare se ci siano nuovi elementi per poter presentare all’ufficio gip un’istanza di riapertura delle indagini dopo quasi 46 anni dal duplice omicidio. "Potrebbero essere utili nuove indagini balistiche su diverse pistole sequestrate in quel periodo a Roma a esponenti dei Nar", ha spiegato di recente il magistrato Guido Salvini, che si occupò del caso a fine anni ’90. Già nel 2005 le famiglie chiesero la riapertura delle indagini dopo l’estradizione in Italia dell’ultimo latitante dei Nar, Pasquale Belsito, arrestato a Madrid. Il pm milanese Massimo Meroni andò a sentirlo in cella. Ma sull’omicidio di Fausto e Iaio Belsito rimase in silenzio.