Martedì 23 Aprile 2024

Gli altri due morti: "Parlavano arabo-toscano. Tanta strada solo per lavorare"

Di origine magrebina, il riconoscimento si è rivelato più complicato del previsto. La barista da cui andavano a fare colazione: "Volevano dare una svolta alle loro vite".

Gli altri due morti: "Parlavano arabo-toscano. Tanta strada solo per lavorare"

Gli altri due morti: "Parlavano arabo-toscano. Tanta strada solo per lavorare"

di Pietro Mecarozzi

C’è chi ricorda il sorriso genuino, ricolmo di speranze e di qualche sogno che andava oltre l’agglomerato di ferro e cemento del cantiere. Altri invece raccontano dei loro usi, "ormai italianizzati fino alla radice", delle loro colazioni con cappuccino e caffè, del loro accento arabo sporcato da una ’c’ aspirata (tipicamente fiorentina) non del tutto interiorizzata.

Erano entrambi di origine magrebina le altre due vittime (oltre a Luigi Coclite) della tragedia che ieri ha sconvolto Firenze: di loro non si sa nulla, fantasmi nella nebbia, che tuttavia hanno lasciato un’impronta del loro passaggio nella memoria dei residenti del quartiere Novoli. "Erano ragazzi che facevano tanta strada solo per lavorare – spiega Maria, del bar di fronte al cantiere –, volevano dare una svolta alle loro vite, e invece... Che tragedia".

Nomi ed età delle due vittime non sono ancora certi: le fasi di riconoscimento si sono rivelate più difficili del previsto, anche per la rete dei contatti diradata introno alle due vittime. "La squadra che stava lavorando sotto il pilone era operativa da circa una settimana – spiega uno dei colleghi che lavorava a pochi di distanza dal punto del crollo –, abbiamo parlato poche volte con loro. Avevano delle famiglie, lavoravano per mantenerle, come facciamo tutti noi". Vittime di un sistema che li rende invisibili, numeri e poco di più, è invece l’accusa che muovono in coro in sindacati appena fuori dal cantiere incriminato, facendo perno anche sul fatto che in quel cantiere ci sono oltre trenta aziende coinvolte in vari compiti in lavori di subappalto. "È l’ennesima tragedia – sottolineano Fiom e Uilm – che colpisce i lavoratori in continuità purtroppo con la lunga catena di morti sul lavoro che quotidianamente registriamo lungo tutto il territorio nazionale. Nell’esprimere il cordoglio e la vicinanza di tutti i metalmeccanici alle famiglie degli operai deceduti siamo ancora una volta a denunciare un sistema di appalti e subappalti che non garantisce il rispetto delle norme a tutela della salute e sicurezza".

A dare invece qualche informazione più sui ragazzi sono proprio i feriti, quelli coscienti, ricoverati all’ospedale Carreggi di Firenze. "Ci avevo parlato poco prima del crollo – racconta il 51 di origine romeno ferito dalle macerie ma non in pericolo di vita –, venivano tutti da fuori, quel lavoro gli permetteva di mettere qualcosa da mangiare in tavola". Quel cemento che prima usavano per mangiare, adesso però li ha inghiottiti e non vuole restituirli. Il cemento con cui stavano armano il solaio adesso si è seccato e sta rendendo difficile l’estrazione dei loro corpi.