Domenica 14 Aprile 2024

Fosse Ardeatine, il procuratore De Paolis: "Il passare del tempo non può giustificare l’impunità dei criminali"

Il magistrato che riaprì le inchieste sulle stragi nazifasciste, ottenendo 57 condanne: "Parlare di rappresaglia è una mistificazione, via Rasella fu un’azione di guerra"

Roma, 24 marzo 2024 – Il dovere della memoria ma anche l’amarezza di fronte alla storia che si ripete, incurante delle lezioni del passato. Marco De Paolis, procuratore generale alla Corte militare d’appello di Roma, è il magistrato che fra 2002 e 2018 ha riaperto le inchieste sulle stragi nazifasciste avvenute in Italia fra 1943 e 1945, ottenendo 57 condanne all’ergastolo in 17 processi.

Marco De Paolis, nato nel 1959, è procuratore generale militare presso la Corte d’Appello di Roma
Marco De Paolis, nato nel 1959, è procuratore generale militare presso la Corte d’Appello di Roma

Dottor De Paolis, la strage delle Fosse Ardeatine la riguarda da vicino... .

"Per un romano della mia età era un fatto di cui si parlava a scuola, ma anche in famiglia, in città. Mia madre, oltretutto, era cresciuta in via Tasso, a meno di cento metri dalla palazzina dove le SS di Kappler torturavano gli arrestati. Il 24 marzo era una data, una ricorrenza, che avevamo tutti ben presente. Non credo che sia lo stesso per i nostri figli e nipoti".

Il tempo corrode il ricordo, evidentemente. Qual è il senso, allora, dell’80° anniversario?

"Il senso è nel fatto che il tempo non può essere il padrone della legalità e dell’impunità dei criminali. Ricordare, come collettività, significa non lasciare all’inevitabile oblio dei lutti privati la memoria di fatti così gravi. E poi ricordare serve a fare tesoro di quanto accaduto, per evitare che siano ripetuti gli errori del passato. Può sembrare un’affermazione stereotipata, ma quanto accade intorno a noi, dall’Ucraina al Medio Oriente ad altre aree del pianeta, dimostra che il tema è sempre attuale".

La strage del 24 marzo fu diversa, per la sua dinamica, da altre stragi note, come quelle di Monte Sole-Marzabotto e Sant’Anna di Stazzema. Che caratteristiche aveva?

"Per comprenderla bene, bisogna uscire dallo stereotipo. Ancora oggi l’eccidio alle Fosse Ardeatine viene spesso raccontato come una rappresaglia all’attentato di via Rasella. Ma questa è una mistificazione attuata dai nazisti e arrivata fino a noi. In via Rasella ci fu una legittima azione di guerra in presenza di un’occupazione militare, cui fece seguito una criminale esecuzione di 335 innocenti concepita e organizzata a tavolino. I partigiani – allora si chiamavano patrioti – non erano terroristi, ma combattenti a tutti gli effetti, sostenuti dal legittimo governo italiano e anche dagli Alleati. E quanto alla rappresaglia, nel diritto internazionale è ammessa solo nel rapporto fra Stati e non può essere quindi applicata a quanto avvenuto a Roma nel 1944. Dovremmo stare attenti alle parole che usiamo. Parlare di attentato e rappresaglia, alla fine equivale a dire: azione dei patrioti illegale, reazione del tedeschi legittima".

Il processo a Erich Priebke, poi condannato all’ergastolo per l’eccidio delle Fosse Ardeatine, fu all’origine dei “suoi” processi. In che modo?

"Fu tutta una casualità. Casuale il processo: Priebke era latitante in Argentina, ma non era stato cercato dalle autorità giudiziarie, e fu trovato da un giornalista americano. Casuale, durante l’inchiesta, il ritrovamento nel cosiddetto armadio della vergogna dei fascicoli sulle stragi, “archiviati provvisoriamente” nel 1960 in modo illegittimo, come poi è stato appurato. Da quei fascicoli sono nati i nuovi processi sulle stragi".

Dall’Ucraina a Israele e Gaza, la guerra ai civili sembra una regola più che un’eccezione. Le condanne per le stragi della Seconda guerra mondiale non sembrano avere inciso. Qual è il suo stato d’animo?

"Quello che mi colpisce, oggi, è la facilità con cui la meschinità dell’animo umano prevale e fa dimenticare i principi nei quali si crede, o si dice di credere. Di fronte a quanto accade nel mondo provo un’amarezza che mi fa male, un senso di impotente frustrazione. Purtroppo in questa fase storica la parabola è discendente, ma non dobbiamo perdere la speranza che poi ce ne sarà una ascendente e che risaliremo la china. È un periodo, questo, che richiede coraggio, perseverante coraggio".