Domenica 26 Maggio 2024
VIVIANA PONCHIA
Cronaca

Pressioni anti-aborto: "Ascolta il battito, questo è un bambino". La ministra: cattiva prassi

Aosta, le segnalazioni arrivate al Centro donne contro la violenza: "È successo in presidi sanitari pubblici, s’intralcia l’applicazione della 194". Roccella: "Comportamenti sbagliati dal punto di vista medico".

Pressioni anti-aborto: "Ascolta il battito, questo è un bambino". La ministra: cattiva prassi

Pressioni anti-aborto: "Ascolta il battito, questo è un bambino". La ministra: cattiva prassi

Ascolta il battito del suo cuore, questo è un bambino. E ricordati che non sei sola, puoi avere aiuti economici, addirittura i pannolini. Ripensaci. Come in Ungheria, nell’America profonda e a macchia di leopardo in alcune città italiane. Anche al Centro donne contro la violenza di Aosta sono arrivate segnalazioni di signore "sottoposte a indebite interferenze e pressioni da parte di volontari" nel momento in cui si sono recate in ospedale per abortire.

L’intento in tutti i casi era preciso: dissuaderle a interrompere la gravidanza, scelta personalissima, spesso sofferta e tutelata dalla legge. La denuncia precede "il monitoraggio della corretta applicazione della 194/1978 nel territorio regionale, azioni di sensibilizzazione e resistenza". E riporta l’attenzione sulle preoccupazioni per la scelta del governo di prevedere la presenza delle associazioni pro-vita nella fase delicatissima in cui una donna deve decidere se tenere accesa la scintilla di vita che porta in grembo. Interviene la ministra per la Famiglia Eugenia Roccella. Che scandisce: "Far sentire il battito del nascituro a una donna che sta andando ad abortire certamente non è un modo per aiutare le maternità difficili. È cattiva prassi medica".

Il Movimento per la vita-Centro di aiuto alla vita di Aosta si smarca, dice di non essere coinvolto e auspica un’indagine perché sia fatta chiarezza sulle denunce. Aggiungendo di non avere appoggiato la proposta di legge di iniziativa popolare che prevedeva l’obbligo di andare a scandagliare il battito. "Ci siamo – scrivono in una nota – per offrire sostegno morale e materiale senza minare la libertà di scelta. Sono sempre le donne che entrano in contatto con i volontari e non viceversa". La questione del battito fetale fa da cardine alla legislazione sull’aborto a livello globale. Ed è un tema centrale per Heartbeat International, una delle più grandi associazioni antiabortiste negli Usa presente in altri 60 Paesi tra cui l’Italia. Roma era già stata proclamata, fra le polemiche, "città a favore della vita" da una moltitudine di associazioni antiabortiste con in mano un progetto di legge esplicito: aggiungere all’articolo 14 della legge 194 il comma 1-bis, secondo cui "il medico che effettua la visita che precede l’interruzione volontaria di gravidanza è obbligato a far vedere alla donna intenzionata ad abortire il nascituro e a farle ascoltare il battito cardiaco dello stesso". L’Ungheria ha già approvato. In alcuni Stati americani è vietato l’aborto nel momento in cui il battito è percepibile, cioè attorno alle sei settimane. E non importa, come insiste la comunità scientifica, se in quella fase della gestazione il rumore che si sente è l’attività elettrica di un gruppo di cellule, non il segno di un sistema cardiovascolare sviluppato.

Il tentativo di materializzare l’embrione come se fosse un bambino va avanti da almeno 20 anni. Se lo vediamo, se possiamo sentirlo, la scelta non è più in discussione. Colpa di una cultura fondamentalmente misogina, fa notare la bioeticista Caterina Botti, del pregiudizio che ritiene scontata una deficienza nelle facoltà femminili.