Ferragni, ecco cosa significa il grigio della tuta scelta per le scuse. Il colore del compromesso

L’analisi della docente di Semiotica dell’Università La Sapienza, Bianca Terracciano

Bologna, 21 dicembre 2023 – Nel marketing, pubblicità e comunicazione la scelta di un colore rispetto ad un altro è fondamentale. I colori creano contesto, rinforzano gli aspetti di senso di un discorso o dell’immagine pubblica di una persona, ma soprattutto veicolano emozioni. Come la tuta grigia utilizzata da Chiara Ferragni nel suo video di scuse dopo la tempesta mediatica che l’ha investita per la comunicazione “troppo opaca” utilizzata nella vendita per beneficenza dei suoi pandori griffati. Ma cosa c’è dietro la scelta del grigio? Lo abbiamo chiesto a Bianca Terracciano, docente di Scienze semiotiche del testo e dei linguaggi e di Linguaggio e genere all’Università La Sapienza di Roma. 

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Il quadrato semiotico
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Professoressa, si è scritto tanto sull’outfit scelto da Chiara Ferragni per il suo messaggio di scuse. Ma il grigio rappresenta veramente il pentimento? 

"La semiotica ci dice che il grigio insieme al bianco e al nero fa parte della categoria dei ‘non colori’ e descrive il ‘compromesso’. Infatti il grigio lo troviamo anche nella locuzione ‘zona grigia’, ovvero una posizione ‘intermedia’ di transizione. E’ come se Ferragni avesse voluto dire: ‘Non faccio né un passo avanti (che sarebbe valso come un’ammissione di colpevolezza) né un passo indietro’. Si è esposta, ma non si è presa la colpa dell’accaduto, infatti parla di un ‘errore di comunicazione’”.  

Perché la scelta di un colore neutro?

"Il grigio in realtà, se prendiamo come riferimento il quadrato semiotico del padre della disciplina Algirdas Julien Greimas e Teresa Keane, è indicato come il colore dell’apparenza: usare delle sfumature per dissimulare la verità dei fatti. E’ una scelta dovuta al precario equilibrio di questa situazione. Ferragni probabilmente voleva apparire pentita che è il contrario dell’essere”. 

E se avesse scelto il bianco o il nero? 

"Il bianco sarebbe stato la scelta migliore, perché è il colore dell’ ‘essere’: indica perciò la volontà di rivelare tutto. Questo colore avrebbe trasmesso un messaggio di purezza e trasparenza. Il nero, invece, essendo il colore del ‘non essere’, avrebbe potuto indicare la non colpevolezza”. 

E il rosso? 

"E’ un colore legato all’attualità: dalla simbologia legata alla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne fino al Natale. Quindi decisamente bocciato”. 

Si è parlato tanto anche del make-up di Ferragni, perché ha scelto di apparire struccata? 

"Una delle cose più eclatanti non è l’assenza di gioielli, ma piuttosto un make up imperfetto e non coprente. Ed è collegato alla tuta grigia: il grigio infatti è anche il colore dell’anzianità, della saggezza e della consapevolezza e allora dal volto è stata tolta la gioventù, la freschezza e la bellezza a tutti i costi”.

Quindi anch’esso doveva farsi portatore di un messaggio?

"Certamente, doveva farsi vero portatore delle emozioni per fare in modo che anche il pubblico diventasse triste e provasse con lei dispiacere per l’accaduto. Al contempo, trasmette la consapevolezza dell’errore (collegato alla gioventù). Un errore di comunicazione che non si vuole più commettere”.