Giovedì 13 Giugno 2024
SIMONA BALDELLI
Cronaca

Basta femminicidi. L’unica strada è un vero salto di coscienza

Dall’omicidio Tramontano a quello di Cecchettin: la battaglia contro gli uomini violenti sia una priorità

Giulia e Chiara Tramontano

Giulia e Chiara Tramontano

Fra le dichiarazioni di Impagnatiello – molte sconcertanti, alcune raccapriccianti – a un anno dall’omicidio di Giulia Tramontano e del bambino che aspettava, una mi ha colpito particolarmente: "Ho costruito un castello di bugie in cui io stesso sono annegato".

Sono andata subito col pensiero a ’L’avversario’, il romanzo di Carrère ispirato a fatti reali. Vi si racconta la vicenda di Jean-Claude Romand che, negli anni ’90, sterminò la famiglia e cercò di strangolare l’amante perché stavano per demolire la catena di bugie – lavoro prestigioso, riconoscimenti, lauti guadagni – e i debiti contratti per coprirle. La realtà supera sempre la fantasia. Ma torniamo al punto. In entrambi i casi le vittime sono dei famigliari o persone riconducibili alla sfera affettiva. Donne, prevalentemente, le più facilmente sacrificabili sull’altare dell’onore.

“Continuavo ad alimentare questa finta realtà nella mia testa" pare abbia detto Impagnatiello. E circa la possibilità che compagna e amante si coalizzassero per smascherarlo: "Era un ambiente in cui avevo una certa responsabilità e l’essere umiliato avrebbe fatto crollare la mia immagine lavorativa". Degli aspetti giudiziari e psichiatrici se ne occuperà chi di dovere ma, per la mia formazione di romanziera – e quindi collegare ai fatti le emozioni – in entrambi i casi salta all’occhio la colpevolizzazione delle vittime: ti tolgo di mezzo perché sei un ostacolo al mio prestigio. Prestigio che mi è dovuto per autorità di genere, per ruolo. Mi appartieni, sei nella mia completa disponibilità. Siamo qui a chiederci, dopo un numero spaventoso di donne uccise per mano di compagni e famigliari, e l’onda di dolore e partecipazione seguita all’omicidio di Giulia Cecchettin, se il passare del tempo, la maggiore consapevolezza e le campagne di sensibilizzazione a livello internazionale portino a una riduzione del fenomeno. I dati Istat dicono di una minuscola flessione. Ma fino a due giorni fa, secondo un osservatorio sui femminicidi, siamo già a 37 vittime.

Credo sia necessario un ulteriore salto di coscienza, a tutti i livelli e classi. Ancora mi suona nelle orecchie una frase di un libraio, al termine della presentazione di un mio romanzo. Una lettrice gli chiese se lo avesse letto. "No, no" rispose infastidito. E poiché la signora insisteva su altre autrici, lui sbottò: "Non leggo mai libri scritti da donne. Mi pare… non so, che non ne valga la pena". Credo il punto sia quello: se rappresenti un ostacolo alla mia realizzazione personale, al mantenimento di uno status, la tua presenza è sacrificabile, perché vali poco. Ecco, forse è arrivato il momento in cui si valga la pena.