Elena Ugolini Quando è nata la mia prima figlia sulla cartella clinica c’era scritto "primipara attempata". Avevo 28 anni e mi sono messa a ridere perché sinceramente non mi sembrava di aver perso tempo. Io e mio marito eravamo insieme dal liceo, ma la laurea, il lavoro, un suo periodo di specializzazione all’estero, non ci avevano permesso di anticipare quel momento. Avevamo un lavoro...

Elena

Ugolini

Quando è nata la mia prima figlia sulla cartella clinica c’era scritto "primipara attempata". Avevo 28 anni e mi sono messa a ridere perché sinceramente non mi sembrava di aver perso tempo. Io e mio marito eravamo insieme dal liceo, ma la laurea, il lavoro, un suo periodo di specializzazione all’estero, non ci avevano permesso di anticipare quel momento. Avevamo un lavoro fisso? Una casa nostra? Dei nonni disposti ad aiutarci? No. Eravamo certi che saremmo riusciti a far fronte al nostro compito come erano stati in grado di farlo i nostri genitori. Non è stato facile conciliare un lavoro che mi prendeva a tempo pieno con la crescita dei nostri quattro figli. Se penso alla fatica di anni passati a elemosinare aiuti da amici, vicini di casa o baby sitter, con il bancomat che si esauriva prima della fine del mese, senza neanche la possibilità di detrarre dalle tasse il costo della scuola e guardo la situazione che, dopo trent’anni anni, non è sostanzialmente cambiata, mi viene rabbia. Tutti a parole dicono di voler aiutare le donne a realizzarsi sul lavoro, vivendo la maternità come una ricchezza, ma tre dati ci dicono che non è vero: il tasso di occupazione femminile è del 48,6%, l’età media delle donne che hanno il primo figlio in Italia è di 32 anni (la più alta d’Europa), il numero medio di figli per donna è di 1,27 (uno dei più bassi al mondo).

Una società quando non desidera più mettere al mondo dei figli è arrivata al capolinea. C’è un livello del problema che non può essere risolto con delle norme, ma esistono delle norme che possono aiutare a guardare al futuro con più certezza. Un esempio? Se le giovani donne in Italia hanno ancora paura di dire sul luogo di lavoro che aspettano un bambino, perché non dare la possibilità ai datori di lavoro di ridurre a zero i contributi appena arriva la bella notizia? Potrebbero festeggiare insieme l’evento! Per questo il piano strategico annunciato dal ministro Elena Bonetti potrà essere decisivo.