15 feb 2022

Ed entra in scena anche il nipote di Molotov

Storia beffarda, inquietantemente beffarda. Due protagonisti, due parenti si incontrano a distanza di poco meno di cento anni. Ma andiamo con ordine. La Russia attende "una risposta positiva" dai Paesi della Nato sulle esigenze di sicurezza che ha posto sullo sfondo della crisi ucraina, ma "non può attendere all’infinito". E se non la riceverà non potrà non adottare "qualche misura tecnica in grado di mettere i Paesi occidentali nella stessa posizione di pericolo" in cui essa si sente. Così il deputato russo Viaceslav Nikonov (foto a destra), vicepresidente della commissione Esteri della Duma, politologo con studi in occidente negli anni ‘90. Fin qui niente di particolare, se non fosse che Nikonov è nipote di Viaceslav Molotov (foto a sinistra), braccio destro e ministro degli Esteri di Stalin in epoca sovietica, oltre che protagonista del patto Ribbentrop-Molotov del 23 agosto 1939 (non aggressione tra nazisti e sovietici) e successivamente dell’alleanza fra Urss, Gran Bretagna e Usa contro la Germania nazista durante la Seconda guerra mondiale.

Nikonov ha sottolineato come in realtà "sia chiaro che l’Occidente non è pronto ad accogliere l’Ucraina nella Nato almeno nel prossimo secolo". E dunque – si è chiesto – "perché non metterlo per iscritto in un accordo?". Il deputato putiniano ha aggiunto che agli occhi di Mosca "l’approccio di avvicinamento della Nato ai confini russi assomigli molto a quello di Adolf Hitler".

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