L’eredità di don Milani: scoppia la battaglia legale. "Rivogliamo l’archivio"

Lite in tribunale tra la Fondazione e la figlia di un ex allievo del prete toscano. L’istituto: ceduti i testi a una casa editrice. La replica: "Stupro intellettuale"

Firenze, 12 dicembre 2023 – Scritti, lettere, pensieri, memorie, foto, articoli di giornale. Per l’archivio di don Lorenzo Milani, il priore di Barbiana e di Lettere a una professoressa, nasce un contenzioso in tribunale nell’anno delle celebrazioni per il centenario della sua nascita.

Da una parte c’è la Fondazione Don Milani, oggi presieduta dall’ex allievo Agostino Burberi. Dall’altra la vicepresidente Sandra Gesualdi, figlia di Michele, pure lui allievo della scuola del prete mugellano e fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 2018, presidente della Fondazione da lui creata nel 2004.

Don Lorenzo Milani con alcuni suoi allievi della scuola di Barbiana (foto d’archivio)
Don Lorenzo Milani con alcuni suoi allievi della scuola di Barbiana (foto d’archivio)

Ad accendere la guerra intestina è un libro, firmato dalla stessa Gesualdi, pubblicato da Edizioni San Paolo di Cinisello Balsamo, che contiene materiale inedito del priore di Barbiana raccolto negli anni da Gesualdi padre. Con un ricorso per "reintegrazione in possesso", presentato giorni fa dallo studio dell’avvocato milanese Pietro Ichino presso il tribunale competente di Monza, la Fondazione contesta alla Gesualdi di aver ceduto alla casa editrice, "senza averne titolo", materiali raccoltì sì dal suo babbo, ma che appartenevano all’archivio. Questa pubblicazione, a differenza di precedenti uscite, non è stata autorizzata dalla Fondazione.

"Siamo di fronte a uno stupro intellettuale – replica Gesualdi –, l’archivio senza mio padre Michele non sarebbe mai esistito e solo lui ha dedicato la vita a mettere insieme e curare quei materiali, e sua ne è la proprietà intellettuale e materiale".

Ma c’è spazio per fare pace? Pare proprio di no. "Alla replica della casa editrice di Cinisello Balsamo che la titolarità dei diritti delle lettere fosse in capo a Michele Gesualdi in proprio e non nella sua qualità di presidente della Fondazione, la Fondazione Don Lorenzo Milani ha diffidato la casa editrice milanese dal riconoscere tali diritti a terze persone, riservandosi la facoltà di agire in giudizio – dice Burberi –. A nulla sono valsi i ripetuti tentativi della Fondazione di trovare una soluzione bonaria e condivisa, ed evitare una causa in tribunale, con la signora Sandra Gesualdi, che con la pubblicazione del libro ha agito come titolare del materiale archivistico, sottraendolo di fatto alla Fondazione stessa".

Nel ricorso si sostiene che Michele Gesualdi aveva fatto fare "in qualità di presidente della Fondazione" un inventario di tutti i materiali milaniani, compresa la parte materialmente conservata presso la propria abitazione di Calenzano, dove poi era rimasta, e da presidente, e con il logo della Fondazione aveva curato varie pubblicazioni, dichiarando più di una volta che "l’opera di raccolta e pubblicazione dei documenti" era appunto da “attribuire” alla Fondazione.

Ma di che cosa è composto l’archivio conteso? Ci sono centinaia di fogli manoscritti e dattiloscritti, testi originali delle opere milaniane, in gran parte editi ma di prezioso valore documentale, e dei lavori preparatori, testi originali inediti dei tantissimi corrispondenti di don Lorenzo (fra cui lo psicanalista Erich Fromm), alcune sue opere grafiche, carte e appunti, fotografie, scritti degli allievi, recuperati e messi insieme negli anni, dopo la morte del sacerdote, da Michele Gesualdi e da altri allievi, e che si trova in gran parte (il resto è già presso la Fondazione) nella casa a Calenzano, dove oggi risiede la madre di Sandra, Carla Carotti, pure lei citata in giudizio.

“Si tratta di un archivio frutto di un lavoro durato 50 anni curato da mio padre. Dal 2004 come fondatore ha messo a disposizione della Fondazione Lorenzo Milani l’archivio e ne ha fatto delle pubblicazioni, i diritti delle pubblicazioni sono stati lasciati alla Fondazione che se li sta godendo. La Fondazione dovrà dimostrare il contrario", chiude Sandra.

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