Montagna, quei 90 escursionisti mai ritrovati (Soccorso alpino e speleologico-Cnsas)
Montagna, quei 90 escursionisti mai ritrovati (Soccorso alpino e speleologico-Cnsas)

Roma, 5 settembre 2021 – Le foto raccontano l’amore per la montagna, le scalate, i sorrisi, l’amicizia, la passione condivisa, lo spettacolo della natura. I numeri del Soccorso alpino ci ricordano quello che non si vede e fanno luce su chi non torna più a casa. Sono decine di persone. Negli archivi sono indicati con una parola, dispersi. Addirittura 90 quelli consegnati alle statistiche del 2020. I due anni precedenti si erano chiusi con 61 persone mai ritrovate, nel 2015 i dispersi erano 49. Il 2020, l’anno del lockdown, si conferma  come quello dei numeri più alti.

A partire dalle vittime, 465. Quest'anno, ad agosto, se ne contavano più di 200. Lo stesso per l'attività. Pensate: è come se ogni giorno si fossero concentrati 28 interventi con 118 soccorritori in azione, il conto finale è da capogiro, 10.279 missioni coperte da 43.247 uomini. In difficoltà, quasi una volta su due, sono gli escursionisti. La caduta e la scivolata si confermano come la prima causa di incidente. Le statistiche del Soccorso alpino sono anche una fotografia di come, nel corso degli anni, sia cambiato l'approccio verso la montagna. Se torniamo indietro al 2006, troviamo 'appena' 5.568 missioni.

L'identikit

Ma chi sono le persone che vengono soccorse? Erano in montagna per fare soprattutto escursionismo, poi sci alpinismo o mountain bike. Si muovono per lo più su terreno impervio, sono vittime di caduta o scivolata, qualche volta di un malore; in 356 casi sono stati traditi dal maltempo, in 23 sono stati travolti da una frana, in 21 da una valanga. Sette volte su dieci parliamo di uomini, quella dei 50-60enni è la fascia di età più a rischio, seguita dai 20-30enni e dai  40-50enni.

Le storie

Le ricerche dei dispersi spesso coinvolgono intere comunità. Perché gli uomini che amano la montagna difficilmente restano da soli. E' arrivato al cuore dell'Italia migliore l'appello lanciato da Elena Panciera per trovare il marito Federico Lugato,  39enne, che giovedì 26 agosto è partito per un'escursione

in Val Zoldana, nel Bellunese: non è più tornato. Hanno risposto con generosità gli esperti migliori, dall'Italia e non solo. Gente che s'intende di montagna e di tecnologia, che ha affiancato i soccorsi 'istituzionali'. Tutti hanno cercato di rendersi utili, scandagliando i boschi. Domani pomeriggio  in prefettura si terrà un vertice per decidere come  continuare le ricerche. "Penso che non si potranno interrompere di colpo - è convinto Camillo de Pellegrin, sindaco di Val di Zoldo -. Credo sia ragionevole continuare per qualche giorno, anche se i soccorritori sono molto provati". La moglie di Federico ha scritto su Facebook: "Da domani 6/9 le ricerche con volontari civili saranno in pausa.  I vigili del fuoco  continueranno a stare a Pralongo e, poi, ci sarà la riunione in prefettura dove le autorità decideranno come proseguire. Grazie  a tutte le persone che hanno dato un contributo, di qualunque tipo". Poi, con amore e lucidità, aggiunge le parole più difficile da scrivere, quelle che costano di più: "Abbiamo fatto tutto il possibile per trovare Federico, abbiamo bisogno che la natura faccia il suo corso e di lasciare respirare la montagna. E vedere, ad esempio, se altre forme viventi possono inviarci dei segnali".

A volte la montagna si chiude nel mistero, e il mistero dura anni. E' stato così per Adriano Duse, sparito l'8 maggio 2016 dopo una gita sulle Dolomiti friulane. Ed è stato risolto da un altro escursionista il mistero di Alfio Farabbi, 55 anni, che era scomparso da Perugia il 12 luglio. Stamane, scalando i monti Sibillini a Ussita (Macerata), l'uomo ha trovato il corpo e ha dato l'allarme.