Delitto Moro, 46 anni dopo. Fioroni: "Punti oscuri e silenzi. Bisogna ancora indagare"

Beppe Fioroni, presidente della seconda commissione sulla morte del leader Dc: "Da Report nessuna novità, già agli atti la presenza di 007 inglesi"

Aldo Moro prigioniero delle Brigate Rosse
Aldo Moro prigioniero delle Brigate Rosse

Roma, 8 gennaio 2023 – Il caso Moro è un cold case che non trova mai una conclusione. Non sono bastati cinque processi e due Commissioni d’inchiesta parlamentare a far luce sui 55 giorni del sequestro dello statista Dc che si concluse con la sua morte. Stavolta a fare notizia sono le parole dell’ex vicesegretario del Psi, Claudio Signorile, intervistato dalla redazione di Report , la trasmissione d’inchiesta di Rai Tre che sostanzialmente dice due cose. La prima: Signorile era nello studio di Cossiga, allora ministro dell’Interno, e seppero della morte di Moro tra le 9.30 e le 10 mentre la telefonata del postino Br, Valerio Morucci, arrivò solo alle 12.15". La seconda: c’era una presenza ossessiva dei servizi, soprattutto inglesi. Due punti su cui è cruciale ascoltare il parere di Beppe Fioroni, ex ministro dc, che dal 2 ottobre 2014 al 6 dicembre 2017 (poi il Parlamento si sciolse) è stato presidente della seconda commissione parlamentare d’inchiesta sul rapimento e la morte di Aldo Moro. "Basta leggere i documenti, le tre relazioni presentate dalla Commissione. In quelle migliaia di pagine c’è già scritto tutto".

Anche la storia di Cossiga e Signorile e della conoscenza anticipata della morte di Moro?

"Sentimmo a lungo Signorile e uno dei commissari gli fece una domanda su dove si trovasse il 9 maggio 1978. E lui rispose che era da Cossiga tra le 9 e le 11. Ora non ricordo con esattezza quello che ha detto, ma mi pare che già allora dicesse queste cose che sono agli atti allegati trasmessi al Parlamento e alla Procura".

Rileggendo gli atti della seduta n.95 di martedì 12 luglio 2016, pagina 37, c’è infatti un passaggio della dichiarazione di Signorile che dice: "Vado da Cossiga e lo trovo abbastanza agitato. Mentre sono lì seduto e stiamo parlando – a quel punto pensavo che le cose ancora potessero andare in un certo modo – si apre la questione della Dc e Cossiga mi dice: ‘Io sono pronto se lo liberano’. Attenzione, Cossiga ragionava con me nei termini del ‘se lo liberano’. Ora, nella stanza del Ministro dell’interno c’era un collegamento con la centrale della Polizia e si sente il rumore del ‘cicalino’: ‘È stata individuata un’auto rossa... Si cerca di vedere...’. Poi il prefetto richiama: ‘La nota personalità è morta’. Cossiga diventa pallido – lo era già – e mi dice: ‘Devo dimettermi’. Io gli dico: ‘Fai bene a farlo, perché non puoi fare diversamente’. Mi alzo, ci salutiamo e vado da Craxi. Devo dire che l’impressione che ebbi allora fu che ero stato chiamato lì per assistere alla telefonata… Io sono rimasto molto turbato, sinceramente, dalla ricostruzione, non so quanto attendibile, secondo cui hanno trovato il corpo alle 7, alle 8, che significa che hanno costruito tutto".

Messinscena sul ritrovamento del corpo di Moro, servizi segreti inglesi attivi sul caso. Lei ne ebbe percezione nel corso dei lavori della Commissione?

"Abbiamo detto dei servizi inglesi solo quello che era documentabile".

Lei ha scritto con Maria Antonietta Calabrò un libro dal titolo chiaro: Moro, il caso non è chiuso. La verità non detta . La dice anche a noi?

"Abbiamo documentato che il memoriale Morucci-Faranda era scritto con le varie intelligence. Mi sorprende che a tanti anni dalla fine della nostra Commissione, ci si rende ora conto di quante cose sono state ignorate, non sono arrivate all’opinione pubblica e divulgate".

Quali ad esempio?

"Impossibile sintetizzare, ma questa cosa di Signorile che oggi rispunta, noi l’avevamo acquisita nel 2016, l’anticipazione di via Montalcini l’avevamo acquisita ( l’omicidio non è avvenuto nel box di via Montalcini 8, Moro fu ucciso nei pressi di via Caetani, in una cantina di un’ambasciata che adesso lì non c’è più, ndr) , la dimensione internazionale del caso Moro, anche".

Il caso resta aperto, sarebbe utile una nuova commissione?

"Sarebbe utile farla, mi sono già espresso a favore, molti punti devono essere approfonditi soprattutto dai diretti interessati che hanno mantenuto la congiura del silenzio".

A chi si riferisce?

"Agli uomini delle Brigate rosse".