Il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg (Ansa)
Il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg (Ansa)

Roma, 21 febbraio 2019 - Mentre a Bruxelles si discute di diritto d’autore, a Roma c’è un giudice che in qualche modo il diritto d’autore già lo tutela rifacendosi alla legislazione attualmente in vigore, che evidentemente a suo avviso già permette alle aziende di far valere i propri diritti. È di questi giorni infatti la notizia che un social network, Facebook, è stato condannato a rifondere i danni per violazione del copyright e diffamazione nei confronti di Mediaset. Siamo nel campo di quel famoso articolo 13 della prossima direttiva Ue che prefigura una responsabilità delle piattaforme online circa i contenuti che vi vengono caricati. Più o meno come avviene con un giornale, una radio o una tv, in cui i direttori sono responsabili di quanto viene pubblicato o trasmesso, anche delle pubblicità. Il tutto a tulela del pubblico, sia di chi potenzialmente può subire una diffamazione o di chi acquistando un giornale o guardando un telegiornale ha diritto a una informazione professionale e responsabile.
 
Nel Far West del web finora ciò non accadeva e non accade, e come sappiamo passa un po’ di tutto. Principalmente nelle grandi piattaforme, in cui vengono caricati anche contenuti protetti dal diritto d’autore oltre a vere e proprie diffamazioni. Il giudice del Tribunale di Roma, nella causa di cui stiamo parlando, ha sentenziato che questo andazzo deve finire. «Per la prima volta in Italia – spiega un comunicato di Mediaset – Facebook è stata condannata per violazione del diritto d’autore e diffamazione, illeciti commessi ospitando link non autorizzati sulle pagine della propria piattaforma. Il contenzioso economico è modesto ma i principitutelati sono cruciali». 

Facebook ha preso atto della decisione, pur producendo una risposta almeno in parte evasiva che non va dritta al punto. «Stiamo esaminando la decisione. Facebook prende molto seriamente la difesa del diritto d’autore e negli ultimi anni abbiamo investito molte risorse per sviluppare numerose funzionalità e strumenti per aiutare i detentori di diritti a proteggere la loro proprietà intellettuale come canali di segnalazione dedicati, team che operano in continuazione per rivedere le segnalazioni oltre a strumenti sofisticati per identificare i contenuti protetti da copyright ancor prima che vengano segnalati».

La vicenda di cui parliamo ha preso il via alcuni anni fa, nel 2012, quando alcuni utenti anonimi aprirono una pagina Facebook dedicata a un cartoon trasmesso da Italia Uno, ‘Kilari’. Alcuni link della pagina conducevano da un lato a contenuti tutelati da diritto d’autore illecitamente caricati su Youtube, dall’altro a pesanti insulti e commenti denigratori indirizzati all’interprete della sigla della serie animata. 
 
Mediaset ricorda che «nonostante numerose diffide Facebook ha scelto negli anni di non rimuovere i contenuti e i link incriminati costringendo l’azienda di Cologno Monzese a ricorrere alla magistratura. La condanna inflitta dal Tribunale di Roma arriva peraltro sia per violazione del diritto di autore sia per diffamazione. Un campanello d’allarme da non sottovalutare per Facebook e per le altre grandi piattaforme. In Italia le sentenze non producono automaticamente giurisprudenza, ma certo rappresentano un precedente che può indurre altri giudici a comportarsi nello stesso modo. La decisione del Tribunale di Roma è peraltro la prima a riconoscere in Italia la responsabilità di un social network per una violazione avvenuta anche solo attraverso il cosiddetto ‘linking’, ovvero la pubblicazione di link a pagine esterne alla propria piattaforma.