di Alessandro Belardetti "Sono molto attendista sul vaccino in età pediatrica: non abbiamo dati scientifici a sufficienza per essere confortati dal fatto che i benefici dell’iniezione superino i rischi". A dirlo è la professoressa Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano. Professoressa, lei vaccinerebbe suo figlio? "Ho due nipotine e il mio consiglio è stato di...

di Alessandro Belardetti

"Sono molto attendista sul vaccino in età pediatrica: non abbiamo dati scientifici a sufficienza per essere confortati dal fatto che i benefici dell’iniezione superino i rischi". A dirlo è la professoressa Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano.

Professoressa, lei vaccinerebbe suo figlio?

"Ho due nipotine e il mio consiglio è stato di aspettare nuovi dati confortanti sul rapporto rischi-benefici. Io non sono contraria all’antidoto per i bambini, come linea di principio, ma a oggi non abbiamo dati validi dal punto di vista numerico. Solo poche migliaia di bambini non bastano per esprimere un parere definitivo".

Quali dati certificano a oggi il bisogno vitale di immunizzare i più piccoli?

"Nessuno. In più, la popolazione pediatrica viene colpita dal virus in modo grave solo raramente e quasi sempre le vittime sono soggetti molto fragili".

Quali rischi, invece, può comportare, sia a breve sia a lungo termine, l’iniezione?

"A lungo termine non lo sappiamo, perché bisogna aspettare – appunto – anni per scoprirlo: la scienza non si anticipa. A breve termine, invece, sempre con i pochi dati a disposizione, si è visto che può provocare miocarditi e successivi ricoveri. Per i giovani era un prezzo spendibile, ma per i più piccoli no".

Per vaccinare i bimbi si può aspettare l’evolversi dell’epidemia?

"Con un’epidemia l’attesa va presa in considerazione solo per avere più dati scientifici. Aspettare per ’vedere come va la situazione’ può costare molto caro, quindi non va fatto".

Ci sono segnali negli ospedali che ora la malattia nei bambini sia più grave rispetto ai mesi precedenti?

"Dal punto di vista epidemiologico, non si rileva una differente situazione nei confronti dei bambini. Ci sono più casi di contagio, con l’inizio della scuola e il virus che circola".

Se gli adulti e anziani sono nella maggioranza coperti, c’è il pericolo che gli under 12 facciano da serbatoio per il virus?

"Questa teoria mi fa ridere. Se adulti e anziani fossero tutti vaccinati molti problemi sarebbero risolti. Un bimbo che deve immunizzarsi e correre rischi perché non si infetti il nonno, è un’assurdità. Che si vaccini il nonno".

Come andrà la campagna sui bimbi?

"Ognuno è libero di scegliere il meglio per il proprio figlio. A me interessa che il vaccino abbia veri benefici".