Sabato 22 Giugno 2024
ANTONELLA COPPARI
Cronaca

Caos benzina Il governo cede: "Interverremo se il prezzo salirà"

L’annuncio della premier in tv dopo una giornata di passione "Tutte le nostre azioni sono mirate a calmierare l’inflazione"

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di Antonella Coppari

Piove combustibile infiammabile sull’incendio della benzina. Lo sciopero di due giorni proclamato dai gestori è una nuova tegola che costringe il governo a rendersi conto di quanto ampie siano le dimensioni del problema accise. Al termine di una giornata segnata da tensioni e nervosismo, mette mano al decreto ’trasparenza’ aggiustandolo. Ovvero: l’extragettito Iva che verrà inevitabilmente prodotto dall’aumento del carburante sarà usato per tagliare le accise. Insomma, una partita di giro. Inoltre, allunga al 31 dicembre di quest’anno il termine entro cui i buoni welfare benzina saranno esentasse.

Appare evidente che l’esecutivo non riesce ad uscire dal labirinto in cui si è cacciato con la scelta di eliminare lo sconto. È palese l’inquietudine della premier, che convoca il Tg1 e il Tg5 per rilasciare interviste volanti all’ora di cena. "Avevamo dieci miliardi avevamo 10 miliardi e due strade: tagliare le accise per tutti, anche per i ricchi, o concentrare quelle risorse sul taglio del costo del lavoro, sulle decontribuzioni per i neoassunti, sui soldi alle famiglie per crescere i figli. Abbiamo fatto questa seconda scelta". Assicura che tutto ciò che il governo sta facendo "serve a calmierare l’inflazione ", e poi illustra la misura appena varata dal consiglio dei ministri: "Se il prezzo sale oltre una determinata soglia, quello che lo Stato incassa in più di Iva verrà utilizzato per abbassare il prezzo". Chiosa: "C’è pure una norma che rimborsa i pendolari della somma che spendono per gli abbonamenti ai mezzi pubblici".

Meloni deve aggirare il primo vero guaio da quando si è insediata a Palazzo Chigi. In pochi, ad ottobre, avrebbero scommesso che il primo sciopero nazionale sarebbe stato attuato da una categoria collegata ai trasporti, settore che da sempre è un bacino elettorale del centrodestra. Di buon mattino, le associazioni dei benzinai annunciano: "Per porre fine all’ondata di fango contro una categoria di onesti lavoratori ed ristabilire la verità proclamiamo per il 25 e 26 gennaio una prima azione di sciopero, con presidio sotto Montecitorio". Il colpo arriva forte e chiaro nel governo e nella maggioranza, dove Lega e Forza Italia lavorano ai fianchi la presidente del consiglio. "C’è grande coesione con gli alleati", assicura lei.

Ma tra i suoi c’è chi sospetta che Salvini abbia mandato in avanscoperta il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti per condurla a più miti consigli: "Il governo si riserva di intervenire sulle accise ove aumenti a dismisura il prezzo della benzina", annuncia il numero due del Carroccio. Che non è quello che ha in mente Meloni ma tant’è. Il problema anche per lei è serio: il rischio di un calo di consenso per FdI concreto. "La decisione di non tagliare le accise potrebbe costare alla premier un paio di punti", avverte il sondaggista Renato Mannheimer. "In effetti storicamente l’aumento del prezzo della benzina è vissuto come l’inizio di una escalation di aumento dei prezzi", spiega il collega Antonio Noto. "La luna di miele continua ma si sente qualche scricchiolio", aggiunge Giovanni Diamanti (You Trend).

In questo quadro si capisce perché la premier abbia deciso di correre ai ripari, fare cioè una correzione di rotta e allungare un ramoscello d’ulivo alle associazioni dei benzinai convocate per oggi a Palazzo Chigi: "Il governo li incontrerà per ribadire che non c’è alcuna volontà di fare scaricabarile. Io anzi ribadisco che la gran parte dei benzinai si sta comportando con grande responsabilità". Insomma, la sensazione è che Meloni stia cercando una strada per tornare almeno parzialmente indietro senza doverlo dichiarare e senza perdere la faccia: "Siamo qui da tre mesi", chiosa. La preoccupazione è comune all’intero esecutivo ma la via indicata dalla premier è diversa da quella del suo ministro: altro è usare un taglio quasi automatico delle accise, tutt’altro aspettare l’arrivo dell’extragettito.