Giuseppe Tassi La cosa più bella è scoprire che anche i titani dello sport hanno un’anima. E soprattutto le debolezze di noi comuni mortali. Il ‘vaffa’ di Ibra all’arbitro e la maglia della Juve buttata via da Ronaldo sono la spia di una tensione latente, di un rovello che scava dentro le loro tute da...

Giuseppe

Tassi

La cosa più bella è scoprire che anche i titani dello sport hanno un’anima. E soprattutto le debolezze di noi comuni mortali. Il ‘vaffa’ di Ibra all’arbitro e la maglia della Juve buttata via da Ronaldo sono la spia di una tensione latente, di un rovello che scava dentro le loro tute da supereroi. Zlatan e CR7 combattono una battaglia contro se stessi, l’anagrafe e la legge implacabile che regola la vita. Vogliono restare numeri uno ad ogni costo, rinnovare le loro leggende, fermare la macchina del tempo che inevitabilmente finirà per travolgerli. Proprio come noi respingono la vecchiaia, fuggono dagli acciacchi, rincorrono un’idea di gioventù eterna. Come Dorian Gray sperano che sia il ritratto in soffitta ad invecchiare al posto loro.

E noi non siamo diversi quando ci vestiamo da ragazzini, imitiamo i nostri figli, ci sentiamo sempre ventenni con una racchetta in mano. Come Ibra e Ronaldo rifiutiamo l’idea del tempo che passa, ci sentiamo vivi solo se riusciamo a fare le stesse cose di sempre.

Ma come i furbetti che si annidano tra noi anche i titani del pallone cercano di eludere le leggi, di aggirare le strette regole imposte dal Covid. Così la vacanza romantica di CR7 e la cena al ristorante di Zlatan diventano paradigma dei comportamenti da evitare, peccati contro il buon senso e il vivere civile. Roba che i superman del pallone non possono concedersi. Perché il popolo tifoso li ha scelti come modelli. Va bene il miraggio dell’eterna giovinezza ma a scherzare con il virus si finisce subito in fuorigioco.