Venerdì 24 Maggio 2024
ALESSANDRO FARRUGGIA
Cronaca

Cambiamento climatico Boom rinnovabili "Per salvare il pianeta ne servono il triplo"

Oltre 140 Paesi al summit di Abu Dhabi: possiamo contenere le temperature. In un anno i costi per gli impianti eolici e fotovoltaici sono scesi del 13%

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dall’inviato

Alessandro Farruggia

ABU DHABI (Emirati)

Le rinnovabili sono la risposta al combinato disposto della necessità di tagliare le emissioni per limitare il cambiamento climatico e far fronte alla crisi energetica causata dalla guerra in Ucraina, che ha reso strategica la sicurezza energetica garantita da fonti indipendenti da cartelli o tensioni geopolitiche come sono solare, eolico o idroelettrico. Lo ha confermato la 13° assemblea dell’International renewable energy agency (Irena), tenutasi ad Abu Dhabi, alla quale hanno partecipato leader politici di 147 paesi.

L’energia elettrica da rinnovabili è oggi l’opzione più economica: nel 2021 i costi sono scesi del 13% rispetto all’anno precedente per solare ed eolico in mare e del 15% per eolico su terra. E se è vero che nel 2022 la discesa si è fermata e si è anzi invertita di alcuni punti percentuali, l’elettricità prodotta da fonti fossili ha visto esplodere i costi visto il boom del prezzo del gas. E il gap è così aumentato a favore delle rinnovabili. Il trend è impressionante. Per installare il fotovoltaico dai 4.8 dollari per kW del 2010 si è passati a 0.857 dollari nel 2021 e il costo dell’elettricità prodotta dal sole è precipitato da 0,41 a 0,048 per kWh. Ma servono più rinnovabili. "Il mondo ha detto il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres – è ancora diretto verso un futuro dove la temperatura aumenterà di 2,8 gradi. Le rinnovabili garantiscono zero emissioni e la sovranità energetica. Oggi coprono i 30%, devono arrivare al 60% nel 2030 e al 90% nel 2050".

Nel 2021, la capacità totale installata di energia elettrica rinnovabile ha raggiunto i 3.064 GW, crescendo di 257 GW (+9,1%). Le rinnovabili si stanno imponendo, ma a un tasso ancora inadeguato alla necessità di limitare l’aumento di temperatura entro 1.5 gradi, come chiesto dall’accordo di Parigi. "Abbiamo poco tempo. Sebbene la transizione energetica sia inarrestabile e stia progredendo in tutto il mondo – osserva il Direttore Generale dell’Irena, l’italiano Francesco La Camera, che è stato rieletto al secondo mandato – gli sforzi devono essere accelerati, garantendo al contempo che i benefici siano equamente distribuiti tra i Paesi e le comunità. La cooperazione internazionale svolgerà un ruolo fondamentale nel garantire che tutti i Paesi abbiano l’opportunità di accelerare la diffusione di tecnologie a prova di clima".

"Teoricamente – ha detto l’inviato climatico americano John Kerry – possiamo stare entro gli 1.5 gradi, ma non stiamo rispondendo a questa sfida come si dovrebbe. Dobbiamo aumentare gli impegni. Nessun governo ha i trilioni che servirebbero. Ma il settore privato ha i soldi: dobbiamo coinvolgerlo". Di certo l’Europa è in prima fila. "L’Ue – ha detto, Frans Timmermmans, vicepresidente della Commissione – vuole andare oltre l’obiettivo di un taglio delle emissioni del 55% al 2030. Con l’invasione dell’Ucraina siamo impegnati nella difesa della nostra sovranità energetica e questo aggiunge determinazione al nostro impegno nel tagliare le fonti fossili per rispondere al cambiamento climatico".

Momento decisivo sarà la COP 28 che si terrà a Dubai a novembre. "Faremo il bilancio globale degli impegni presi – dice Simon Stiell, il segretario esecutivo della Unfccc, la convenzione sul clima – e avremo la misura di quanto gli impegni sono lontani da quel che servirebbe. E ogni paese dovrà correggere la rotta". Questo misurerà il successo o il fallimento della conferenza e il destino climatico del pianeta.