La disponibilità di stupefacenti nel deep e nel dark web rende il mercato delle sostanze psicoattive troppo facilmente accessibile ai giovanissimi. E con la pandemia, alle dipendenze patologiche legate ad alcol e droghe, si aggiungono nuovi fronti di rischio come "gioco d’azzardo" e "disturbi comportamentali". A dirlo è la ministra per le Politiche...

La disponibilità di stupefacenti nel deep e nel dark web rende il mercato delle sostanze psicoattive troppo facilmente accessibile ai giovanissimi. E con la pandemia, alle dipendenze patologiche legate ad alcol e droghe, si aggiungono nuovi fronti di rischio come "gioco d’azzardo" e "disturbi comportamentali". A dirlo è la ministra per le Politiche giovanili con delega alle politiche antidroga Fabiana Danone, audita ieri dalla Commissione Infanzia e Adolescenza della Camera. In particolare, preoccupano le "cosiddette Nps-Nuove sostanze psicoattive: droghe sintetiche, create in laboratorio e difficili da identificare anche per le loro caratteristiche velocemente modificabili". Secondo la ministra, la piazza di spaccio si è ormai spostata sul web: "Il dark web e, in parte, il deep web sono luoghi virtuali utilizzati, ancor di più con il confinamento causato dalla pandemia, anche per reperire prodotti illeciti, il più delle volte sconosciuti", spiega Dadone.

Secondo Dadone, "il 9,5% degli studenti riporta di avere usato queste sostanze almeno una volta nella vita". Tra i comportamenti a rischio dei giovani rientra il gioco d’azzardo: "Il 45,2% degli studenti, compresi i minorenni, ha giocato somme di denaro nel 2019". Dadone ha menzionato anche altri disturbi che la pandemia ha acuito tra i giovani come quelli alimentari, e più in generale comportamentali. La ministra rileva che "l’assunzione di sostanze illegali coinvolge in particolar modo il genere maschile (30% contro il 22% delle coetanee), il consumo di psicofarmaci non prescritti riguarda soprattutto le ragazze: 10% contro il 4% dei ragazzi". Per la ministra "le giovani generazioni sono tra le più penalizzate dalla pandemia" e quindi servono "‘ristori’ e ‘sostegni’, in termini socio-sanitari ed educativi".