di Riccardo Jannello (Francia) Le caciotte semi-morbide sono ammonticchiate nel magazzino. I monaci cistercensi di Citeaux ne sono fra i produttori più stimati della Francia e lo scorso anno si sono aggiudicati la medaglia d’argento alla più importante fiera eno-gastronomica, quella che si svolge a Lione. Le vendono, queste forme, ai ristoranti di tutto il Paese e a quei turisti che, dopo essersi beati dalla visita dei resti dell’abbazia edificata da Roberto da Molesme nel 1098 – e ristrutturata nel 1898 -, si fermano nel negozio dove acquistano la specialità della casa. Ma la pandemia ha...

di Riccardo Jannello

(Francia)

Le caciotte semi-morbide sono ammonticchiate nel magazzino. I monaci cistercensi di Citeaux ne sono fra i produttori più stimati della Francia e lo scorso anno si sono aggiudicati la medaglia d’argento alla più importante fiera eno-gastronomica, quella che si svolge a Lione. Le vendono, queste forme, ai ristoranti di tutto il Paese e a quei turisti che, dopo essersi beati dalla visita dei resti dell’abbazia edificata da Roberto da Molesme nel 1098 – e ristrutturata nel 1898 -, si fermano nel negozio dove acquistano la specialità della casa.

Ma la pandemia ha soverchiato i monaci: i ristoranti sono di nuovo chiusi dal 30 ottobre per frenare l’ondata di contagi da Covid 19 e di visite manco l’ombra; così quasi tre tonnellate di formaggio, quarantamila pezzi, sono ferme dopo che già nel 2020 il giro di affari aveva subito una perdita del 50 per cento. Come fare?

Un’idea è venuta al frate che sovrintende al marketing dell’Abbazia, situata poco a sud di Digione, nella Borgogna, una delle zone agricole più importanti Oltralpe. Padre Jean-Claude ha convinto l’abate, Olivier Quenardel, che internet sarebbe stata la soluzione ideale per non buttare via la merce. E così i cistercensi di Citeaux hanno aderito alla startup Divine Box, già usata da altri siti religiosi per vendere i loro prodotti in nome di Dio. In pochi giorni sono state prenotate 700 chili di caciotte; ognuna venduta a 23 euro con l’obbligo di acquistarne due. "Entro martedì – ha assicurato frate Jean-Claude – arriveremo a una tonnellata, risultato che ci siamo posti per riuscire a smaltire le giacenze. Non possiamo fermare la produzione: le nostre 75 mucche non possono smettere di darci il loro latte...".

Nell’Abbazia i monaci attualmente sono 19, nel massimo fulgore – a metà XVII secolo - ce ne sono stati oltre 200. Fondata per rilanciare il pauperismo dei monasteri in contrapposizione a Cluny, Citeaux ha sempre avuto nella propria regola la cultura della coltivazione dei campi di cui l’edificio è circondato. La terra ha sempre dato grande fama a questo luogo e attorno all’Abbazia furono impiantati quelli che sono stati considerati i migliori vigneti al mondo che davano il Borgogna amato dai re e dalle regine. Il Clos de Vougeots era il vitigno più rinomato, creato proprio dai monaci cistercensi. Fu con la Rivoluzione che cominciò il declino di Citeaux; nel 1791 vennero demolite alcune parti, i monaci furono allontanati e tutte le coltivazioni – compreso il nettare della Borgogna – abbandonate.

L’edificio decadde e fu usato perfino come colonia penale minorile. Nel 1898 i monaci lo riacquistarono cercando di riportarlo all’antico splendore, anche se con le vocazioni in netto calo. Ora affronta la pandemia e la crisi del formaggio, ma Olivier e Jean-Claude non si vogliono arrendere: torneranno ad aprire ristoranti e fromagerie, torneranno ad arrivare frotte di turisti a Citeaux. Intanto la rete dà una mano al lavoro delle mucche. Loro muggiscono e ringraziano.