Madonna, 63 anni, mentre canta «Bella Ciao» e balla insieme ad alcuni amici in un ristorante a Ostuni, in Puglia
Madonna, 63 anni, mentre canta «Bella Ciao» e balla insieme ad alcuni amici in un ristorante a Ostuni, in Puglia
di Piero Degli Antoni Finora l’inno internazionale italiano era Volare, scusate, Nel blu dipinto di blu, di cui si contano cinquemila versioni e che tutto il mondo, soprattutto quello dei piano bar, conosce. Ma ora l’egemonia sembra insidiata da un canto popolare, Bella ciao, che ultimamente ha goduto di una rinnovata riscoperta. L’ultimo esempio è stato fornito proprio in questi giorni da Madonna, in vacanza in Puglia. Durante i festeggiamenti per il suo 63esimo compleanno, lunedì scorso, (insieme con i figli e al neo fidanzato Ahlamalik Williams, 27 anni) la popstar ha intonato, in modo piuttosto approssimativo, le note del fatidico brano, circondata da una...

di Piero Degli Antoni

Finora l’inno internazionale italiano era Volare, scusate, Nel blu dipinto di blu, di cui si contano cinquemila versioni e che tutto il mondo, soprattutto quello dei piano bar, conosce. Ma ora l’egemonia sembra insidiata da un canto popolare, Bella ciao, che ultimamente ha goduto di una rinnovata riscoperta. L’ultimo esempio è stato fornito proprio in questi giorni da Madonna, in vacanza in Puglia. Durante i festeggiamenti per il suo 63esimo compleanno, lunedì scorso, (insieme con i figli e al neo fidanzato Ahlamalik Williams, 27 anni) la popstar ha intonato, in modo piuttosto approssimativo, le note del fatidico brano, circondata da una corte alquanto composita e animata da uno spirito sospettosamente allegro (per gli appassionati, il video è su Instagram).

Certo, il contesto poco si addice a una canzone che celebra la lotta partigiana: più che combattere contro gli invasori, i presenti sembrano destinati a lottare contro mal di testa e bruciori di stomaco. Ma se l’antico componimento serve a dar lustro alla nostra Patria, ben venga chiunque sia disposto a intonarla. D’altronde poco tempo or sono un’altra stella dello show business anglosassone, Anthony Hopkins, anche lui in vacanza in Italia, aveva accennato le prime note dell’aria dalla sua lussuosa piscina a sfioro, terminando l’esibizione con un sonoro "Sono italiano...". Nemmeno in questo caso, per la verità, il contesto sembrava il più adatto a celebrare la liberazione del nostro Paese.

D’altronde Bella ciao negli anni è stata adottata in vari contesti più o meno rivoluzionari. A parte Goran Bregovic, che lo ha rielaborato in salsa balcanica e lo esegue in ogni concerto, la musica è stata adottata dal movimento ‘Occupy Wall Street’ per protestare contro gli abusi della finanza speculativa. Nel 2013 i manifesti anti-Erdogan inneggiarono con la canzone durante le manifestazioni di piazza Taksim a Istanbul. Anche François Hollande, ex presidente francese, la canticchiò in un discorso pubblico. Persino durante la rivoluzione sudanese, negli anni 2018-2019, il canto venne adottato, così come in Siria dagli indipendentisti curdi. Altri indipendentisti, quelli catalani, la usarono nel 2019 contro le condanne ai parlamentari della regione. E, durante la prima fase della pandemia, alcuni tedeschi suonarono e cantarono Bella ciao dai balconi in segno di amicizia e solidarietà verso il nostro Paese. In questi casi Bella ciao è diventato l’inno di speranza di chi lotta per la libertà. Ed è forzando un po’ il concetto che è entrata nella colonna sonora della Casa di carta, la serie tv spagnola che rappresenta sì la resistenza, ma contro lo strapotere delle banche: è l’epopea dei rapinatori che riescono a infiltrarsi nella zecca di Stato.

Tokyo, alias Úrsula Corberó, altro personaggio della serie, spiega perché questa canzone ha un senso per il Professore: "La vita del Professore girava intorno a un’unica idea: Resistenza. Suo nonno, che aveva combattuto i fascisti al fianco dei partigiani, gli aveva insegnato questa canzone, e lui l’aveva insegnata a noi". Dalle cartucce alla carta moneta. Bella ciao sembra rappresentare, per gli stranieri, un’Italia diversa dai frusti, svenevoli stereotipi di spaghetti e mandolini. Come canta Francesco De Gregori, grazie a Bella ciao siamo diventati "L’Italia che non ha paura... l’Italia che resiste".