Festa per la Liberazione dal nazifascismo (LaPresse)
Festa per la Liberazione dal nazifascismo (LaPresse)

Bologna, 25 aprile 2017 - "Bella ciao" non è solo una canzone di libertà. Ce ne sono mille di "Bella ciao". Certo, è la canzone storica dei partigiani, e quindi, oggi 25 aprile, giorno che celebra la Resistenza e la liberazione dell'Italia dall'occupazione nazifascista, la strofa "una mattina mi sono svegliato e ho trovato l'invasor" è particolarmente sentita. Ma attenzione: Bella ciao non è solo la canzone dei partigiani. E la sua origine è discussa. C'è chi la fa risalire ai canti delle mondine padane, chi a una ballata francese del Cinquecento, chi al canto “Fior di Tomba” che risale all'Ottocento. Ma le leggende si rincorrono, assieme a presunte scoperte e disparate paternità. In Emilia, a esempio, dove la diffusione di "Bella ciao" è documentata durante la Resistenza, si narra sia stata scritta da anonimi partigiani, mentre c'è anche chi ha azzardato una paternità illustre: quella di Enzo Biagi. Giornalista ed ex partigiano. Ed è forse anche da qui, da queste origini affascinanti e mai conosciute fino in fondo, che "Bella ciao" dopo la Liberazione ha fatto boom, contagiando tutto il mondo. E' stata intonata ai funerali per le vittime di Charlie Hebdo, per la vittoria di Tsipras in Grecia, ma anche in Ucraina, in Cina, in America.

L'hanno cantata gli indignados del movimento Occupy Wall Street, è stata scelta da François Hollande al termine del suo discorso alle presidenziali 2012 (chissà che canzone metterà Macron - se e dico se - vincerà il secondo turno), da alcuni manifestanti anti-Erdogan e dalle combattenti curde di Kobane. Pure ai funerali di Don Gallo, mentre il cardinal Bagnasco faceva l'omelia, si è alzata la melodia di "Bella ciao". Ma eco della famosa canzone si sono sentite anche a Cuba (dove guerrillero ha preso il posto della parola partigiano) e in Chiapas. Per non dire delle ultime versione dei Modena City Ramblers o del musicista bosniaco Goran Bregović.

Insomma, "Bella ciao" ha una storia che attraversa confini, ideologie, lingue e musiche. Carlo Pestelli, ad esempio, cantautore torinese con una passione per la cultura popolare, su "Bella ciao" ci ha pure scritto un libro. E ha tracciato, idealmente, un percorso di questa canzone. Se ne sente parlare tra il 1943-1944 in Emilia soprattutto, ma anche in Piemonte e Veneto. Poi finisce la guerra e tutti cantano "Bella ciao". "Le traduzioni - ha raccontato Pestelli in un'intervista a Left - sono una quarantina, ma se ne producono in continuazione". Tant'è che ne esiste anche "una versione in latino".

Tra antiche ballate cantate nelle campagne, partigiani sulle montagne, di certo si sa che la diffusione della famosa canzone si deve alla Francia e a un cantante di origine italiana, Yves Montand. Nella storia recente, "Bella ciao" ha avuto una collocazione di parte, diventando una specie di inno dei movimenti comunisti e anarchici. Ma l'invasor, in realtà, non ha una connotazione specifica. Non è come l'altro canto dei partigiani “Fischia il vento” dove ci sono riferimenti al "sol dell'avvenire" e alla "rossa bandiera". Ciò nonostante, "Bella ciao" unisce e divide. Ricordate Gianni Morandi che voleva si cantasse al Festival di Sanremo per celebrare i 150 anni dell'Unità d'Italia? In quel caso arrivò il niet della Rai. E ancora, fece discutere Michele Santoro che la cantò in apertura del suo programma 'Sciuscià'. Ma, se si scorrono le cronache, non c'è anno in cui "Bella ciao" non abbia fatto discutere. Perché si è cantata a scuola, perché si è cantata in piazza, perché si è strumentalizzata. E dire – come ha ricordato Pestelli nel suo libro - “che Enrico Berlinguer la insegnava ad altri compagni, ma anche Benigno Zaccagnini concludeva le assise Dc negli anni '70 con questa famosa canzone”. D'altra parte il riferimento all'invasor va bene per tutti.