Il cardinale Giovanni Angelo Becciu, 73 anni
Il cardinale Giovanni Angelo Becciu, 73 anni
È il maggior processo, per numero di imputati e di ipotesi d’accusa, mai celebrato in Vaticano per reati in campo finanziario. Ed è il primo che vede alla sbarra anche un cardinale, Giovanni Angelo Becciu, ex sostituto della Segreteria di Stato ed ex prefetto delle Cause dei Santi, primo nella storia a essere processato in Vaticano da giudici laici, dopo la recente riforma di papa Francesco che ha fatto piazza pulita dei privilegi curiali. Può ben dirsi senza precedenti il processo che...

È il maggior processo, per numero di imputati e di ipotesi d’accusa, mai celebrato in Vaticano per reati in campo finanziario. Ed è il primo che vede alla sbarra anche un cardinale, Giovanni Angelo Becciu, ex sostituto della Segreteria di Stato ed ex prefetto delle Cause dei Santi, primo nella storia a essere processato in Vaticano da giudici laici, dopo la recente riforma di papa Francesco che ha fatto piazza pulita dei privilegi curiali.

Può ben dirsi senza precedenti il processo che inizia oggi alle 9.30 nella Sala polifunzionale dei Musei Vaticani, appositamente allestita come aula di tribunale, sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, ampliatosi molto dall’originaria vicenda investigativa dell’acquisto del palazzo di Sloane Avenue, a Londra, che vedrà a giudizio 10 persone – tra cui prelati, funzionari della Santa Sede, finanzieri e manager – e quattro società , per reati che, a vario titolo, vanno dal peculato alla truffa, dall’abuso d’ufficio all’appropriazione indebita, dalla corruzione all’estorsione e altri. Al centro c’è soprattutto quello che gli inquirenti vaticani hanno definito "un marcio sistema predatorio e lucrativo" a danno della stessa Segreteria di Stato e di fondi caritativi come l’Obolo di San Pietro, con conseguenti gravi perdite per le casse vaticane, e che si sarebbe retto su "complicità e connivenze" tra operatori finanziari e consulenti esterni e addetti e dirigenti interni.

Il cardinale Becciu è accusato di peculato e abuso d’ufficio, oltre che di "subornazione" di un testimone (monsignor Alberto Perlasca): risponderà in particolare dei bonifici per 575.000 euro fatti dalla Segreteria di Stato alla manager cagliaritana Cecilia Marogna, che sarebbero poi finiti in spese personali e oggetti di lusso, e i finanziamenti rivolti alla cooperativa del fratello Antonino. "Sono vittima di una macchinazione ordita ai miei danni", ha dichiarato Becciu, promettendo in sede di giudizio di "smentire le accuse e dimostrare al mondo la mia assoluta innocenza". Oltre a lui e alla Marogna, devono comparire davanti alla Corte presieduta da Giuseppe Pignatone: lo svizzero René Bruelhart, ex presidente dell’Autorità di vigilanza finanziaria; monsignor Mauro Carlino, già segretario di Becciu; il finanziere Enrico Crasso; Tommaso Di Ruzza, ex direttore dell’Aif; il finanziere Raffaele Mincione; l’avvocato Nicola Squillace; Fabrizio Tirabassi, minutante dell’ufficio amministrativo; il finanziere Gianluigi Torzi.