Mercoledì 22 Maggio 2024

Bancomat e carte Commissioni scese al 2% Ma ai negozianti non basta

Agli esercenti il Pos può costare 3.700 euro all’anno. Solo vantaggi per i clienti. E intanto l’Antitrust blocca gli aumenti per i prelievi di contante dagli Atm

di Achille Perego

MILANO

Costa di più pagare in contanti o con la moneta di plastica? Dipende dal punto di osservazione, diverso a seconda che si tratti di un consumatore o di un commerciante. Al di là delle scelte personali, per chi fa la spesa al supermercato, lo shopping o paga il conto del ristorante, la bilancia pende a favore dell’utilizzo di bancomat, carte di credito o smartphone contactless, rispetto al cash. Oltre al rischio furto o scippo di portafogli pieno di euro – un timore che dicono le statistiche riguarda quasi 4 italiani su 10 – il costo della moneta elettronica è sceso negli anni con la concorrenza tra banche e quella delle Poste, pioniere e leader per le carte prepagate.

Così, secondo Facile.it, nella maggior parte dei casi le carte di debito (il bancomat) sono gratis e incluse nel conto corrente e non si paga nulla quando le si utilizza sui quasi 3,7 milioni di Pos in giro per l’Italia. Le carte prepagate costano circa 10 euro una tantum per attivarle e 1 circa per ricaricarle. Più care quelle di credito con canoni annui, per quelle base, che variano dai 20 ai 60 euro, da meno di 2 a 5 euro al mese. Prelevare il contante invece con il bancomat costa, fuori dalla rete degli sportelli della propria banca, da 1 a 2 euro la volta mentre proprio ieri l’Antitrust ha bocciato il nuovo modello di remunerazione del circuito ATM-bancomat che prevedeva un tetto a 1,5 euro ma che si sarebbe pagato per tutte le operazioni.

Le posizioni cambiano se si guarda alle commissioni che gravano sui commercianti, che però sono anch’esse scese negli ultimi anni e vanno da zero a meno del 2%. Satispay, per cui basta scaricare un’App gratuita sullo smartphone, offre zero commissioni su pagamenti sotto i 10 euro e una commissione di 20 centesimi per quelli superiori. Con Nexi non c’è canone mensile e le commissioni vanno da zero sui piccoli importi a 1,89. Sul fronte banche, recentemente Intesa Sanpaolo invece ha lanciato l’offerta di zero commissioni per micropagamenti entro i 15 euro fino a fine 2023 e un anno di canone gratuito.

Secondo l’Osservatorio ConfrontaConti.it e SOStariffe.it, dal 2017 al 2022 il costo-commissioni per commercianti e professionisti è diminuito del 63%. La spesa iniziale per munirsi di un pos, favorita anche da incentivi fiscali, è scesa a 22,82 euro e quella mensile in media a 6,60 euro. Sempre secondo lo studio la commissione media sul circuito Pagobancomat è calata all’1,4% rispetto all’1,92% del 2017 mentre resta più alta da meno del 2% fino a oltre il 4% per le carte di credito.

Grazie al calo delle commissioni, infine, la ricerca ha calcolato che per il pos un professionista spende in media da 1.030 a 1.387 euro all’anno, un negoziante da 2773 a 3734 euro e un ristoratore da 2502 a 3369. Cifre alte, certo, che andrebbero abbassate ma alle quali però bisognerebbe sottrarre il costo per la gestione del contante che proprio uno studio di Bankitalia fotografava dieci anni fa a 33 centesimi per operazione. Senza contare il rischio rapine o il 5% di indennità di cassa che il contratto del commercio riconosce al dipendente che maneggia il denaro.